La Cassazione conferma la condanna. Vent’anni per l’omicidio di Natale

Tonino Mazzaferro per la giustizia è il killer di Andrea Verna
Condanna confermata anche in Cassazione e vicenda chiusa. I giudici della Quinta sezione del “Palazzaccio” non hanno accolto il ricorso presentato dagli avvocati di Tonino Mazzaferro, imprenditore nato a Siderno ma residente a Cabiate, rendendo dunque definitivi i 20 anni di pena già rimediati dall’imputato in primo e in secondo grado. Il 32enne è stato infatti ritenuto responsabile dell’omicidio di Andrea Verna, il 31enne raggiunto da un proiettile esploso a breve distanza nella notte

tra il 23 e il 24 dicembre del 2008. La vittima morì nei primi giorni del nuovo anno, il 2009, dopo ore di agonia in un letto di ospedale. Ci sono voluti dunque meno di tre anni per arrivare al terzo grado di giudizio del delitto che turbò la notte di Cabiate, in via Dante, a poche ore dal Natale.
A nulla sono valse, nell’udienza che si è svolta a Roma, le tesi degli avvocati di Mazzaferro – Amedeo Rizza, presente nella Capitale, e Chiara Alfieri, rimasta ad attendere sul Lario – riassunte in un intervento di circa un’ora e mezza. Alla fine, infatti, la Cassazione non ha accolto il ricorso confermando di conseguenza i 20 anni di pena.
Decisive per l’esito di questa triste vicenda, sono state – soprattutto in primo e in secondo grado – le parole di un supertestimone presente quella notte al fianco di Andrea Verna.
Un giovane che aveva avuto in precedenza un diverbio proprio con Mazzaferro e che raccontò come il colpo di pistola (calibro 9, che risulterebbe entrato dal mento e uscito dalla nuca) raggiunse l’amico mentre erano girati di spalle e a una distanza di quattro o cinque metri. Una tesi che tuttavia, secondo la difesa, non combaciava con i riscontri delle indagini: sia, appunto, per il foro di ingresso del proiettile (che avrebbe dovuto essere sulla nuca), sia per la distanza da cui fu esploso il colpo, per la procura fu di una quarantina di centimetri mentre per la difesa, addirittura, con la canna della pistola premuta sul mento. Tutti motivi ben presenti anche nelle pagine contenenti le cause dei ricorsi prima in Appello e poi in Cassazione. Una posizione che la difesa ha inutilmente cavalcato per chiedere almeno la parziale riapertura del dibattimento con la disposizione di una ulteriore perizia balistica per mettere definitivamente in chiaro la dinamica dello sparo fatale.
Alla fine, invece, è stata ritenuta valida la versione del supertestimone, vittima di incertezze nelle prime ricostruzioni ma solo (a parere dell’accusa) per la paura di ripercussioni da parte dello stesso Mazzaferro che era ancora in libertà. Tra l’altro, il movente del delitto, per tutti questi mesi, è sempre rimasto nascosto. Nelle udienze infatti è emerso solo il particolare del diverbio avuto dal Mazzaferro non con la vittima, ma con l’amico. Troppo poco, per la difesa, per giustificare un simile delitto con un colpo esploso da breve distanza e per di più quando ormai la coppia si stava allontanando da chi poi sparò. Nonostante questo, la Cassazione non ha avuto dubbi nel rigettare il ricorso. Mazzaferro dunque dovrà scontare 20 anni in cella in quanto per la giustizia è lui il responsabile del colpo di pistola che alla vigilia di Natale del 2008 ha messo fine alla vita di Andrea Verna.

Mauro Peverelli

Nella foto:
Il “Palazzaccio” romano dove è stata confermata la condanna a 20 anni per Tonino Mazzaferro, 32enne di Cabiate

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