LA CASSAZIONE NON È L’ATTO FINALE

di MAURO PEVERELLI

Strage di Erba, martedì il giudizio di terzo grado
La strage di Erba non è mai stata, fin dal primo secondo dopo la tragedia, un fatto di cronaca come un altro. Immensa la striscia di sangue versata, immenso il dolore delle vittime.
Immensa la pietà per quel corpicino senza vita di un bimbo, Youssef, di appena due anni. Quale mano, anche del peggior criminale, può avere il coraggio di un simile scempio?
I salotti mediatici, fin dal 12 dicembre 2006, puntarono le loro telecamere su via Diaz. Corte vivisezionata in tutti i modi, fino

all’arresto in diretta – o quasi – di Rosa e Olindo. Anche in questo, Erba non fu un episodio come gli altri. Perché poi giunsero le riprese delle confessioni della Bazzi, i continui libri sulla strage e, buon ultimo, le divisioni tra colpevolisti e innocentisti.
In quasi cinque anni di battaglie si sono poi aggiunte ritrattazioni, richieste di celle matrimoniali, code all’ingresso del Tribunale di Como per le udienze, gite scolastiche nell’aula d’Appello per vedere i mostri di Erba, le fiction in televisione prima ancora della sentenza di secondo grado. E si potrebbe continuare a lungo. In un simile caos, non poteva mancare l’ultimo colpo di scena: il dubbio di Azouz Marzouk sulla colpevolezza degli imputati. Legittimo. Anche se vorremmo tanto chiedere come sia possibile presentarsi in aula da parte civile pretendendo un risarcimento da due persone che la stessa vittima non riconosce come colpevoli. Nel mezzo di tutto ciò, in un crescendo continuo con l’avvicinarsi dell’ultimo appuntamento con la Cassazione, unici a non godere di tanto “spettacolo” sono rimasti solo i familiari delle vittime. Rappresentati – tutti – dagli occhi stravolti di Elena Frigerio, la figlia di una delle quattro vittime, Valeria Cherubini. Mamma “colpevole”, con il marito Mario, di aver voluto dare una mano ai vicini di casa dopo aver visto il fumo uscire dal loro appartamento. Un gesto di umanità poi affogato nel sangue.
Martedì prossimo, a Roma, i giudici della Suprema Corte saranno chiamati all’ultimo giudizio. Lo stesso Frigerio, il supertestimone, ha supplicato per il dopo sentenza il silenzio. Ma già da ora sappia, il signor Mario, che non sarà così. La Cassazione sarà solo l’ennesimo passaggio di una storia ben lontana dal concludersi. La difesa da settimane sta già lavorando al dopo, con nuove testimonianze – tra le quali potrebbe esserci quella dello stesso Azouz – nuovi sospetti, nuovi reperti. Il tutto per ottenere la revisione del processo.
Legittimo anche questo, senza dubbio. Come è però sacrosanto il rispetto del dolore di chi ha perso i propri familiari quella sera.

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