La Cisl: «Bloccare la chiusura della chirurgia a Como»

L'ospedale Sant'Anna di San Fermo

No al «ridimensionamento» dell’ospedale Sant’Anna. Sì a interventi e investimenti che diano fiducia a futuro ai medici ormai «allo stremo». Il giorno dopo la notizia delle imminenti chiusure di due unità operative complesse di chirurgia (a Como e a Menaggio), la Cisl dei Laghi interviene con una durissima presa di posizione. Firmata congiuntamente dalla segretaria generale Adria Bartolich e dal responsabile sindacale dei medici, Cesare Guanziroli. «Sul grave problema segnalato dalla stampa e riguardante la chiusura di una chirurgia del Sant’Anna confermiamo la massima preoccupazione per i possibili risvolti negativi sulla serenità e professionalità dei medici chirurghi – scrivono i due sindacalisti comaschi – Temiamo che questo ulteriore ridimensionamento del Sant’Anna faccia arretrare l’ospedale in termini di competitività e capacità attrattiva e che possa generare l’allungamento delle liste d’attesa per gli interventi, costringendo l’utenza lariana a recarsi negli ospedali di altre città lombarde». Il tema è molto delicato, e la Cisl lo affronta a largo raggio. Ponendo però subito una condizione: «È necessario che i nostri politici e consiglieri regionali lariani chiedano alla giunta della Lombardia una deroga alla chiusura del reparto di chirurgia» di San Fermo della Battaglia.
Il pressing sulla Regione, a detta di Bartolich e Guanziroli, è giustificato anche dal fatto che «la recente riforma ha cambiato radicalmente l’architettura e il quadro operativo del sistema sanitario lombardo». Un quadro aggravato poi dalle decisioni del governo nazionale, con i limiti imposti dal noto decreto 70. Attuare le riforme «operando tagli» è un grave errore, scrivono i sindacalisti della Cisl del Laghi. «La riforma sanitaria ha bisogno di gambe sulle quali camminare ed è impossibile riuscirci se i diversi soggetti coinvolti non fanno tutti gli sforzi possibili per dialogare tra di loro».  Altro argomento molto spinoso, quello del rapporto tra gli operatori della sanità e i vertici politici regionali.
«Occorre migliorare il dialogo fra la Regione e i medici, cioè tra coloro che sono quotidianamente sul campo. Ma anche tra Regione, dirigenti e sindacalisti», dicono Bartolich e Guanziroli.
Che parlano apertamente di «medici che sono allo stremo». Medici sempre più «anziani e ridotti di numero», i quali cercano di fare argine ai problemi della sanità, senza però riuscirci sempre,
«La prospettiva di uno sviluppo di carriera così come la possibilità di raggiungere il ruolo di primario» resta fondamentale. «L’appiattimento delle carriere demotiva e non rende competitivo l’accesso alla sanità pubblica». Anche perché, aggiungono Bartolich e Guanziroli, il privato offre spesso «prospettive economiche migliori, mentre le ambizioni e le gratificazioni professionali sono addirittura meglio soddisfatte fuori dall’Italia».
Dario Campione

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