La città chiede certezze

Le mille voci
In questi giorni, sul cantiere delle paratie si sono ascoltate mille voci. Anzi, peggio: si sono intercettate mille indiscrezioni, più o meno ufficiose e attendibili. Si potrebbe dire, facilmente, che la colpa maggiore è dei giornalisti, che dovrebbero fornire al lettore sempre e soltanto notizie ufficiali ed esaustive. Si potrebbe. Ma sarebbe un errore. In primo luogo perché fare giornalismo significa andare a cercare le notizie, non attenersi soltanto alle veline o ai bollettini. E poi perché, parlando del caso specifico del lungolago, se è vero che la discussione sui possibili rischi per gli edifici è nata da un’indiscrezione, nei giorni seguenti, almeno su questo giornale, sono interventi nell’ordine: il sindaco di Como, Mario Lucini, il “papà” delle paratie, Fulvio Caradonna, il geologo dell’Università dell’Insubria che ha condotto lo studio sull’impatto del cantiere per i palazzi e uno dei progettisti originari. Fornire più elementi era francamente impossibile. Se poi, di giorno in giorno, una voce accredita come assai probabili i danni agli edifici nel prosieguo dei lavori e l’altra nega l’ipotesi alla radice, allora il problema non può essere dei cronisti. Il problema – enorme – è purtroppo tutto sulle spalle della città di Como, costretta ad assistere a un balletto di teorie contraddittorie e poco rassicuranti. Ora è il Comune che deve prendere il pallino. E quindi indire una conferenza stampa per dire tutta la (sua) verità. Che non sarà totale, ma almeno quella di chi governa materialmente il cantiere. Aspettiamo, con la città, un cenno. Fiduciosi. Ma a breve. O, meglio, a brevissimo.

Emanuele Caso

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