Territorio

La “Città dei Balocchi” chiude. E dà i numeri

Dare i numeri può essere rischioso. Non sempre, infatti, quantomeno in determinate circostanze, la matematica va di pari passo con la rappresentazione autentica della realtà. Ieri, a latere del tradizionale incontro con la stampa convocato per tracciare un bilancio della manifestazione, gli organizzatori della Città dei Balocchi hanno reso noti «i numeri dello straordinario successo della XXIV edizione» della kermesse. Un evento, si legge nel comunicato ufficiale, «dalla rilevanza sociale unica nel panorama italiano dal punto di vista turistico, sociale e culturale».
Nulla da eccepire sulla scelta dei toni trionfalistici. Ciascuno si affida alle parole come meglio crede. Esagerare è umano, un po’ come sbagliare. È diabolico, invece – come tutti sanno – perseverare. Mentre può essere più banalmente grottesco o infantile gonfiare il proprio ego come il ventre di una rana.
Torniamo però ai numeri della Città dei Balocchi, evento – lo diciamo a scanso di equivoci – importante e molto apprezzato da residenti e turisti. Un complicato sistema di rilevazione, fondato su tre diversi meccanismi, ha spinto gli organizzatori a stimare una partecipazione di quasi 2 milioni di persone. Per la precisione, 1.976.000, «circa 120mila in più dello scorso anno, nonostante il meteo inclemente abbia influito non poco su alcuni giorni clou come il 26 dicembre, il 1° e il 6 gennaio».
Due milioni è un numero impressionante. Equivale a circa 45mila presenze in ciascuno dei 44 giorni di festa. Per capirsi, è come se per un mese e mezzo tutta Cantù e tutta Mariano, bambini e anziani compresi, avessero deciso ogni santo giorno di riversarsi nelle strade del centro storico del capoluogo.
Un’esagerazione? Una delle tante fake news che girano online? Il punto è che quei due milioni indicati dagli organizzatori non sono singoli individui. Piuttosto, sono «flussi». Risultato della composizione di dati provenienti da tre sorgenti diverse: i post sui social network, i telefoni cellulari localizzati da Telecom Italia in tutta la città e gli accessi registrati dai sensori installati nei punti di ingresso di piazza Duomo.
Durante il resto dell’anno, vale a dire nei 321 giorni in cui non è in piedi il grande circo della Città dei Balocchi, dai varchi che introducono in piazza Duomo transitano dalle 15mila alle 20mila persone al giorno, con picchi di 30mila nei weekend.
«Transitano» è una delle parole chiave. I sensori non sono ovviamente in grado di distinguere le singole persone. Grazie a un meccanismo di correzione, il sistema ha la capacità di azzerare le uscite (non registra quindi in entrambe le direzioni).
Ma una persona che da via Vittorio Emanuele va ai Portici Plinio e poi ritorna in piazza Duomo viene contata due volte. Inesorabilmente.
I flussi sono una cosa. I numeri un’altra. I flussi di pedoni che crescono, anche in modo esponenziale, quando si accendono le luci di Natale nessuno li può mettere in discussione. I numeri a sei zeri, invece, sono poco più di un’opinione.
A Lugano, tre giorni fa, gli organizzatori dei tradizionali mercatini natalizi hanno parlato di un successo senza precedenti dopo aver contato 150mila presenze.
Qualche zero in meno. E un po’ più di buon senso.

Dario Campione

13 gennaio 2018

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