di Nini Binda, Opinioni & Commenti

Como, il Sinigaglia e il gregario tradito

di Nini Binda

Como è una città generosa, ma è come un innamorato che viene sempre tradito, o come un gregario che porta tanta e buona acqua al grande ciclista, dal quale poi non arriva mai niente in cambio.

È con rammarico che, sfogliando i quotidiani e buttando un occhio un pochino più in là dei nostri confini provinciali, vedo che Como è davvero ben poco considerata. Povera città, poveri comaschi che hanno eletto illustri parlamentari come Licia Ronzulli, Laura Ravetto, Antonio Palmieri e Adriano Galliani.

Quest’ultimo, con Silvio Berlusconi, vuole comprare il Monza Calcio. Per lo stadio Sinigaglia, invece, nessuno muove un dito. Oggi per l’impianto di Monza si apre la possibilità di una nuova struttura con esercizi commerciali.

Per noi e il nostro caro stadio Sinigaglia, di gran lunga più bello e storico di quello brianteo, restano solo il degrado, le orecchie basse e la coda tra le gambe dei tifosi e dei cittadini che non sanno più dov’è finito il Como.

Se si vuole risalire in serie A è importantissimo partire dalla ristrutturazione dello stadio e attirare capitali e imprenditori lungimiranti, che investano nella struttura, come in tante città di provincia si fa, (Parma, Cagliari, Udine, Reggio Emilia solo per citarne alcune). Forse sfugge che il Sinigaglia, debitamente ristrutturato con parcheggi e quant’altro, sarebbe fonte di utili impressionanti. La scommessa sul Sinigaglia però non la fa nessuno. Perché? Lo stadio viene messo in disparte in silenzio, senza che nessuno si indigni o insorga. Dove sono finiti tutti? Dove sono le associazioni di categoria, soprattutto quelle che hanno a che fare con lo sport? Il sogno di avere uno stadio cittadino polifunzionale in cui assistere alle partite dopo aver passato un po’ di tempo in una galleria commerciale, spizzicando qualche bontà, sembra uno di quei sogni proibiti che non si possono nemmeno raccontare. A Como abbiamo fatto tanto e non abbiamo ottenuto niente. Questa è l’amara verità a cui pare che la maggior parte dei cittadini si stia rassegnando. A meno che Como si accontenti di veder passare Jennifer Aniston e celebrare matrimoni favolosi con fuochi e fiamme, ma nulla che resti per la città. E allora, povera Como che non sa più chi sono stati i grandi illuminati mecenati senza pagine patinate, ma che hanno lasciato simboli ben visibili, seppur oggi trascurati, in città.

8 settembre 2018

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