La città morta e lo sfogo dello scrittore, Mascheroni invita all’empatia

Lo scrittore Christian Mascheroni

«Mia madre e mio padre sono i libri che avrei voluto scrivere, che avrei voluto leggere, nonostante gli errori di battitura». Non avere paura dei libri (Hacca edizioni, 2013, pp. 253) di Christian Mascheroni è un atto d’amore per la vita strappato al tempo e consegnato alla scrittura. Un apprendistato all’esistenza in una giovinezza di letture appassionate e condivise dal protagonista con i genitori, nella provincia lariana. La voce di un cucciolo che la vita svezza in fretta nell’esperienza della perdita. Classe 1974, Mascheroni ha esordito nel 2005 con il romanzo Impronte di pioggia (edizioni L’Ambaradan).

Ieri su Facebook ha pubblicato un amaro sfogo sulla situazione della crisi per coronavirus in città. ” Ieri sera volevamo mangiare nel nostro ristorante giapponese preferito ad Olgiate, in provincia di Como (non è né zona rossa, nè gialla…) ed era chiuso. Abbiamo fatto diversi chilometri e tutti i ristoranti etnici erano chiusi. L’atmosfera era desolante. Traspariva dai cartelli appesi fuori dalle porte un segno di arrendevolezza, come se di fronte allo stigma non si potesse più fare nulla. Ho provato disdegno. Sono furioso. Perché poi al McDonald c’era la ressa. Tutti ammassati. Io non riesco più a capire tutto questo. Non c’è logica, ma nemmeno coscienza e predisposizione alla verità. C’è solo un grande film e ognuno si fa il suo, nonostante esista la scienza. Leggo delle orribili chat dei genitori che diffondono notizie sui bambini ammalati (è intendo di una semplice influenza stagionale) con tanto di richiesta di non frequentarli. E leggo ancora di post che chiedono di chiudere i porti, ma allo stesso tempo urlano contro le restrizioni degli altri paesi contro gli italiani. In un battibaleno sono sparite le penne rigate, ma quando si guarda agli stranieri su un barcone che sfuggono dalla fame vera e dalla guerra civile gli si augura di morire. Io spero che questa epidemia porti con sé una lezione e che questa lezione sia imparare cos’è l’empatia. Da come si sta reagendo vedo il contrario e ho il voltastomaco. È questo comportamento che ci porterà ad una nuova crisi. Umanitaria, economica, esistenziale. Ma poiché non è finita, abbiamo il tempo di imparare. Non è tutto dato per scontato. Un abbraccio grande a tutti coloro che stanno vivendo nel dolore dell’irrazionalità e del bullismo altrui fatto di ignoranza, mancanza di informazioni e egoismo. Non è il momento. Non ora. “

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