Cronaca

La Città Nuova attende i visitatori

altLa scommessa di Cavadini

L’orgoglio duplice, della novità e del ritorno alle radici. Certo. Ma anche la consapevolezza del rischio. «È la prima grande mostra che inauguro da sindaco a Villa Olmo – ha detto ieri ai giornalisti Mario Lucini – e vi leggo sia la continuità di un percorso consolidato, sia l’emozione di una proposta innovativa». Un’ambiguità che rischia però di mettere la sordina a un progetto ambizioso, articolatissimo e ricco (si vai dai dipinti tradizionali – notevolissimi i quadri di Léger e di Sironi – a Internet). Ma comunicato in ritardo (la promozione è partita solo da una settimana). Stiamo parlando della mostra di Villa Olmo in scena da ieri con appendice (o premessa, dipende dai punti di vista) nella Pinacoteca di Palazzo Volpi. L’accompagna un’elegante immagine

coordinata color oro su sfondo bianco da una parte, ma dall’altra c’è un allestimento assai più minimale, quasi francescano (sarà l’influsso del nuovo Papa argentino?) con illuminazione a tratti scarsa e didascalie che dimenticano di citare la tecnica delle opere. Peccati veniali, da rimediare, ma il pericolo è di non rendere giustizia ai contenuti dei pezzi esposti. Così si rischia di non andare al cuore del grande pubblico, ed è un peccato che oltre alle indubitabili zone “calde” (le prime cinque sale con i disegni di Le Corbusier, il modellino di Lloyd Wright e la divertente e “avvolgente” installazione ironica di una città interpretata con cartoni da imballaggio di Yona Friedman) ci siano zone fredde, specie dal grande salone in poi, dove spiccano le sorprese tridimensionali che avrebbero forse meritato altri fari.
Ma andiamo con ordine. Iniziamo dal valore aggiunto fondamentale. Da ieri Como ha riconquistato una pagina della propria storia. Finalmente. Stiamo parlando della collezione di disegni dell’architetto futurista lariano Antonio Sant’Elia. In parte arricchita da alcuni pezzi provenienti da una collezione privata, la sua “Città Nuova” è l’emozionante esordio della mostra di Villa Olmo che è stata inaugurata ieri pomeriggio. Mentre altri 50 disegni del maestro si possono ammirare, nell’allestimento firmato da Guglielmo Invernizzi, nella Pinacoteca Civica di Palazzo Volpi in via Diaz – il museo più bisognoso di attenzioni da parte del pubblico nel sistema pubblico cittadino che in media totalizza appena 10 visitatori al giorno – dove cinque sale rendono giustizia al maestro anche grazie all’apporto multimediale del Rotary Como. E dove in aprile ci sarà un incontro con il critico e storico dell’arte Luciano Caramel che, con Alberto Longatti e la partecipazione fondamentale di Maria Letizia Casati, è l’artefice del catalogo generale della collezione comasca di Sant’Elia, edito da Silvana (che pubblica anche il catalogo della mostra temporanea). Un ritorno, quello di Sant’Elia ai comaschi, salutato ieri in occasione dell’inaugurazione della mostra di Villa Olmo La città nuova. Oltre Sant’Elia con un legame forte a un altro genio lariano di cui poco si parla (e vedremo cosa si combinerà nel 2027, anno del bicentenario) e cioè Alessandro Volta.
Ieri sera all’imbrunire il Comune ha varato una sua idea di installazione inaugurale: dopo i tanti fasti barocchi dei vernissage dell’era Gaddi, la semplicità di un faro che ha legato con un solo tratto di luce il Novecento e il Settecento – e cioè Monumento ai Caduti, Tempio Voltiano, Faro di Brunate e Villa Olmo – in un ideale quadrilatero di senso.
E torniamo alla mostra. «È giusto riconoscere a chi ci ha preceduto – ha detto Lucini in vena di gettare miele sulle polemiche furenti dei giorni scorsi – il merito di aver costituito una tradizione decennale, quella delle grandi mostre di Villa Olmo. Nostro merito è aver permeato maggiormente d’arte la città con il collegamento tra Villa Olmo e la Pinacoteca». «Un percorso storico quello della mostra – ha sottolineato l’assessore alla Cultura di Como, Luigi Cavadini – che svilupperemo lungo un arco di tre anni, fino a interrogarci sulle città del futuro». Ma, in sintesi, che cosa è questa mostra fatta di cento pezzi diversi e che, tre giorni fa, in extremis ha ricevuto la benedizione del patrocinio del ministero per i Beni e le attività Culturali del brianzolo-monzese Lorenzo Ornaghi? Una mostra storica che inizia però con un moderno video, una festa di sogni, per capire come il ’900 si è immaginato il futuro dei centri urbani e per riflettere come questi sogni la realtà ha poi spesso e volentieri disatteso, banalizzandoli in tante costruzioni concrete. E così ecco città-voragine che riprendono le città-formicaio cinesi di forma rotonda tutelate dall’Unesco, e poi città volanti di plexiglas che si librano nell’aria, città vere ma solo nella fantasia dei pittori e dei progettisti e anche del web (l’installazione su Second Life, che per Internet è già preistoria, di Cao Fei, nel bellissimo teatrino-bomboniera di Villa Olmo) e poi modellini sterminati tipo giocattolo come Pizza city di Chris Burden (gli appassionati di trenini peraltro gioiranno anche in aprile con la mostra made in Rivarossi al Broletto).
«Una mostra fatta per emozionare e stupire, come ha ribadito ieri il curatore, Marco De Michelis, che si è anche preso l’onere di assumersi la responsabilità di eventuali e scongiurabili flop. «Se non funzionerà, sarà colpa mia. È una mostra polifonica, con tanti medium diversi. Non è la solita noiosa mostra di architettura come tante che io stesso ho curato in passato. Costruita in tempi molto stretti, poco piu di tre mesi, per raccontare in un percorso storico come il ’900 ha sognato l’idea di città, da Sant’Elia ai gruppi radicali italiani post sessantottini».
Il contatore dei visitatori all’inizio del percorso di Villa Olmo ieri mattina segnava ovviamente zero. La speranza del Comune è che a quella cifra si possa aggiungere un bel “50.000” al 14 luglio. Da oggi inizia la vendita dei biglietti. Intanto, martedì, nel bookshop arriveranno gli oggetti di cartotecnica griffati Sant’Elia (gommine, penne), mentre sono già in vendita le cartoline.
Nota a margine sul parco di Villa Olmo, del cui stato imbarazzante si renderanno conto i visitatori, paganti e non. Non è un’installazione, ma puro realismo.

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Uno dei saloni di Villa Olmo dove, da ieri, è aperta la mostra dedicata ad Antonio Sant’Elia. La rassegna chiuderà il 14 luglio (fotoservizio Fkd)
24 marzo 2013

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