La Comense dice addio alla serie A nell’indifferenza generale. Pennestrì: «Il nostro ciclo è chiuso»

altIl presidente: «Non mi arrabbio né con le istituzioni né con le aziende»
Una squadra che è stata anche campione del mondo. La più titolata formazione italiana. Un punto di riferimento per la pallacanestro femminile nazionale e internazionale.
Una squadra che sparisce, che non ci sarà più, che muore nell’indifferenza generale di una città che avrà sì i suoi problemi economici, ma che alla fine non è stata capace di tutelare un suo gioiello, la Comense, da decenni protagonista del torneo di serie A di basket, nelle coppe europee, nel mondo.
La squadra

nerostellata il prossimo anno non ci sarà, mentre proseguiranno l’attività del settore giovanile e di tutte le altre sezioni di via dei Partigiani. Ieri la conferenza stampa del presidente Antonio Pennestrì, che ha annunciato una defezione che era sì nell’aria, anche se mercoledì sera c’è stato un ultimo incontro con un potenziale sponsor che si era detto interessato a dare una mano. Ma alla fine è andata male.
La mancanza di sponsor disponibili per aiutare la Comense è stata la causa sostanziale di questa defezione che fa male. Ma nell’affollata conferenza stampa Pennestrì – presidente nerostellato dal novembre del 1994, che ieri ha faticato a trattenere in più di un’occasione le lacrime – non ha voluto togliersi sassolini dalle scarpe.
Troppo signore per farlo, anche se nessuno avrebbe avuto nulla da dire. Anzi, in tanti gli avrebbero dato ragione. «Posso capire – ha detto il numero uno – che aziende che ci hanno sempre dato una mano ora si siano tirate indietro. È giusto che in una fase di crisi pensino a dare i soldi ai dipendenti, a non lasciare a casa le persone. Io sono comunque grato a chi fino a questo punto ha voluto darci un aiuto».
«Già l’anno scorso, vedendo i bilanci – ha detto Pennestrì, che di professione, non va dimenticato, è commercialista – avevo capito che la situazione si sarebbe complicata, e quello che sta succedendo ora era prevedibile».
Lo stesso presidente non ha calcato la mano nemmeno con gli enti locali: «Non me la prendo né con il Comune, né con la Provincia – ha sottolineato – In una fase in cui i soldi non ci sono è giusto che pensino a sistemare le strade o ai servizi per le persone. E poi ci sono anche altre società in difficoltà, non solo la nostra; cosa avrebbero detto se i soldi fossero stati destinati a noi?».
Pennestrì è stato più critico con lo Stato centrale: «Non ha ancora ridistribuito parte dei contributi del 5 x 1.000 – ha spiegato – e poi, a quanto pare, è intenzionato a rendere solo parzialmente deducibili le spese di sponsorizzazione. Una misura che può mettere la parola fine su tutto lo sport italiano».
Il presidente è poi tornato sulla vicenda della squadra di basket. «Ci sono dei cicli – ha spiegato – e il nostro evidentemente si è chiuso. Ma io voglio conservare solo i bei ricordi, come il primo scudetto, le vittorie europee, ma soprattutto il rapporto di amicizia che si è creato fra tutti i componenti della società». E, a proposito di buon rapporto, Pennestrì ha specificato: «In tanti anni ci siamo lasciati male solo con Catarina Pollini. Per il resto abbiamo soltanto amici».
Il presidente ha fatto tre esempi: «Cameo Hicks ha aspettato fino all’ultimo, con la speranza che tutto andasse per il meglio, e lei, che risiede in Svizzera, ha anche chiesto l’indennità di disoccupazione rinunciando a ingaggi importanti. Brooke Smith, senza Comense, mi ha detto che smetterà di giocare mentre Chicca Macchi mi ha chiamato e mi ha anche offerto dei soldi di tasca sua per fare andare avanti la nostra squadra».
Nessuno profeta in patria, insomma, visto che i gesti citati vengono da due americane e da una varesina che ora milita con la Famila Schio. E qui si ritorna al discorso iniziale di una città sostanzialmente indifferente. Per quanto riguarda le altre sezioni – atletica, ginnastica, disabili, scherma – Pennestrì ha spiegato: «A parte la squadra di basket di serie A, tutto rimane come è. Quindi proseguiremo con le formazioni giovanili di pallacanestro e con le nostre sezioni, anche se ci sarà un ridimensionamento con sacrifici per tutti. Punteremo di più sul volontariato e dovremo chiedere una mano ai genitori».
Ma la conclusione è all’insegna dell’ottimismo: «Ci diamo appuntamento fra due anni – ha concluso Pennestrì – sempre qui, con la speranza di una situazione economica migliore, per annunciare il ritorno della Comense in serie A».

Massimo Moscardi

Nella foto:
Il numero uno e Viviana Ballabio mostrano il trofeo del Mundialito 1995. Dopo settimane di fibrillazione, il presidente della Comense ha annunciato che la squadra il prossimo anno non giocherà in A1 di pallacanestro (foto Mv)

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