La corazzata ritrovata

altGuido Gay e la “Roma”

(m.d.) «La corazzata Roma». Risponde senza esitazione l’ingegner Guido Gay alla domanda su quale sia il relitto ritrovato che più lo ha affascinato ed emozionato. Piemontese di nascita, per anni a Milano, ora residente a Lugano, una laurea in ingegneria elettrotecnica, alla metà degli anni Settanta ha fondato a Turate la Gaymarine, un’azienda specializzata nella produzione di veicoli subacquei ad alta tecnologia pilotati a distanza, che ora ha sede a Lomazzo.
E proprio con un prototipo ultimo modello dei suoi robot sottomarini, il “Pluto Palla”, Gay ha

coronato un sogno che rincorreva dal lontano 1979: ritrovare nel Golfo dell’Asinara, in Sardegna, la corazzata Roma, uno dei più importanti relitti della Seconda guerra mondiale. La Roma era il vanto della Marina, 44mila tonnellate di stazza, 240 metri di lunghezza, un colosso di acciaio che il 9 settembre 1943, il giorno dopo l’Armistizio, fu affondato da due bombe sganciate dagli aerei tedeschi. Morirono 1.352 marinai, se ne salvarono solo 622.
La nave giace ora a più di mille metri di profondità, spezzata in più parti. Gay l’ha individuata il 17 giugno 2012. «Quest’anno – dice – abbiamo individuato il troncone di prua che ancora mancava all’appello».
In precedenza, nell’ottobre del 2011, aveva trovato il relitto del Transylvania, un transatlantico inglese adibito al trasporto delle truppe e affondato nel mar Ligure dai siluri di un sommergibile tedesco durante la Grande Guerra. Senza dimenticare i resti di 18 imbarcazioni romane scoperti negli abissi sempre grazie ai sui robot. E non manca un riferimento al Lario: «Al largo di Argegno abbiamo fatto molte immersioni per collaudare i nostri veicoli», conclude infatti l’ingegnere.

Nella foto:
L’ingegner Guido Gay accanto a uno dei suoi robot “Pluto”. In alto, un cannone della “Roma”

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