La corsa della Lega rallenta e la base è in subbuglio

Il dariosauro
di Dario Campione

La corsa della Lega subisce una brusca battuta d’arresto. Dalle urne delle amministrative sono emersi dati inattesi, imprevisti. Numeri che nessun sondaggista aveva anticipato né presagito.
Secondo l’analisi dell’Istituto Cattaneo, rispetto alle precedenti elezioni regionali la Lega ha perso 25mila voti, il 16% del totale raccolto soltanto un anno fa.
Il calo più marcato è stato registrato a Milano e a Torino, città simbolo del Nord industriale, le locomotive della Fabbrica Italia

.
L’onda lunga del Carroccio si è spiaggiata, il capitale politico del federalismo fiscale (una riforma troppo tecnica e poco traducibile in parole d’ordine chiare) non è stato trasformato in voti. Il cambiamento del Paese annunciato dai leader in camicia verde non soltanto non è stato compreso ma nemmeno assimilato dall’opinione pubblica.
La Lega, ha scritto Ilvo Diamanti, «è il sindacato del Nord e delle province produttive. Il partito del federalismo che garantisce meno tasse, più servizi, risorse e poteri». Un «amplificatore dei disagi e del malessere» che stretto nella morsa dell’abbraccio con Berlusconi sta correndo il rischio di finire ai margini della scena. Il Nord leghista ha temuto, forse, che Bossi avesse scelto di puntellare il Sud di Scilipoti e del ministro per l’Agricoltura, Saverio Romano. Schiavi di Roma proprio no, men che meno alleati del Meridione.
Da Radio Padania salgono lamenti sempre più forti, veri e propri ululati di protesta. La base è in subbuglio. Bossi ascolta preoccupato. Prende tempo. Di questo parliamo stasera, in diretta su Etv, a partire dalle 20.30. Dell’esito elettorale e della “rivoluzione” (forse) tradita del Nord.
dariosauro@espansionetv.it

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