La corsa in salita per salvare il Casinò di Campione. Ben 730mila euro solo per predisporre il concordato

Una veduta del casinò di Campione d'Italia

Ottenuti i novanta giorni di tempo (che in realtà sono sessanta, essendo già trascorso un mese) per depositare la proposta concordataria tramite cui indicare la via per tentare di salvare il Casinò di Campione d’Italia, arriva anche il primo atto ufficiale da parte della società di gestione della casa da gioco.
Ed è l’istanza formalizzata e depositata per chiedere l’autorizzazione a conferire l’incarico a due differenti studi per la predisposizione della stessa proposta concordataria: un incarico per la modica cifra di 730mila euro. Un quantum che dovrebbe essere ottenuto in base a tabelle ministeriali calcolate in proporzione all’ammontare del risanamento previsto, che come sappiamo – per il Casinò di Campione – è una cifra spaventosa. Un numero, i 730mila euro, solo per la predisposizione della proposta concordataria (con escluse, si badi bene, le spese legali e altri oneri) che rende bene l’idea dei costi necessari per cercare di vincere questa battaglia molto complicata.
L’istanza sarebbe già stata messa nero su bianco dall’amministratore della società e sottoposta ai due commissari giudiziali nominati dal Tribunale. La stessa richiesta sarebbe ora sul tavolo della Prima sezione civile di Como che dovrà esprimersi in merito, prendendone solo atto (nel caso che si considerasse l’esborso come atto di ordinaria amministrazione) oppure entrando nel merito della vicenda.
L’istanza sarebbe stata preannunciata nella informativa che i commissari giudiziali sono tenuti a inviare proprio al Tribunale per informare i magistrati sull’andamento delle attività della società di gestione della casa da gioco. Era infatti stato stabilito che i commissari dovessero «riferire con motivate e sintetiche note scritte sulla gestione economico finanziaria dell’impresa e delle attività svolte».
A spiccare, nell’ultimo atto inviato al palazzo di giustizia, non ci sarebbe purtroppo lo stato delle trattative volte all’individuazione di un soggetto interessato alla collaborazione o al supporto finanziario per la riapertura della casa da gioco (per cui «nessun aggiornamento viene fornito»), bensì la già citata istanza da 730mila euro di esborso per la predisposizione della proposta concordataria.
I commissari avrebbero anche sottolineato le lamentele della stessa società di gestione della casa da gioco, «che ancora oggi non avrebbe ottenuto la disponibilità di liquidità alcuna» e proprio per questo sarebbe alle prese con un incremento dell’esposizione debitoria, anche per alcuni lavori di manutenzione dell’immobile che ospita il Casinò e che sarebbero comunque stati eseguiti.
Tornando all’istanza – che attende ancora una risposta – era stato proprio il Tribunale a sottolineare nelle motivazioni che avevano concesso i 90 giorni aggiuntivi di tempo per la presentazione della proposta concordataria, come fosse inattuale «il precedente progetto di ristrutturazione» del debito, segnalando la necessità di «svolgimento di nuove attività di analisi e rendicontazione con il supporto di consulenti specializzati». Anche se il costo di questo lavoro pare essere – vista anche la situazione contingente – decisamente elevato, seppur compreso in tabelle predisposte dal Ministero.

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