Erba, la corte di via Diaz volta pagina

Strage Erba 3

Nei luoghi della strage è tornata la normalità Nella casa dei Romano vive la nuova proprietaria

Il gorgoglio della moka e l’aroma del caffè. La cagnolina che si aggira attorno al tavolo. La borsa della spesa da sistemare. Un’amica che bussa alla porta. La normalità. Semplicemente la normalità. Anche nella cucina di Olindo Romano e Rosa Bazzi.
Sembrava impossibile, il ritorno alla normalità. Sette anni dopo, invece, la corte di via Diaz ha voltato pagina. Merito della famiglia Castagna, che ha ristrutturato completamente l’appartamento del massacro e lo ha messo a disposizione di

persone bisognose indicate dalla Caritas.
E merito di Alessandra Campanella, che nella cucina di Olindo e Rosa prepara non solo il caffè, ma anche la colazione, il pranzo e la cena. Che nella casa che è stata dei coniugi Romano dorme, si riposa, gioca con la sua cagnolina Mirò, incontra gli amici. In una parola – che fino a poco tempo fa appariva blasfema accostata a quella casa – vive.
Perché, finché la porta al piano terra della corte di via Diaz è rimasta chiusa, con i sigilli in evidenza, quella è rimasta «la corte della strage». Ora che quella porta è stata riaperta invece, il condominio “Casa del ghiaccio” può finalmente uscire dalle pagine della cronaca nera e tornare a essere un cortile come tanti. Può riappropriarsi di quella normalità che aveva perso la drammatica sera dell’11 dicembre 2006.
Un tuffo nella cronaca, suo malgrado, Alessandra Campanella lo ha dovuto fare per forza. È accaduto tutto rapidamente, nel mese di gennaio del 2011. I giornali riportavano l’annuncio della terza asta pubblica per la vendita dell’appartamento di via Diaz di Olindo Romano e Rosa Bazzi. Le prime due erano andate deserte. «Ero in cerca di un appartamento e quello era oggettivamente un affare», sono state le poche parole di Alessandra, 48 anni, ausiliaria in una scuola. Quando ha presentato la sua offerta di 69mila euro, la donna non aveva neppure visto l’appartamento.
L’offerta di Alessandra è l’unica e la casa dei coniugi Romano è sua. Passeranno sei mesi prima che possa abitarla. L’assalto dei cronisti che la vorrebbero intervistare è solo il primo scoglio. Il passaggio più complicato è la procedura per chiedere il dissequestro, decisamente più complessa di quanto la donna avesse previsto. Poi, una volta ottenuta la possibilità di entrare finalmente nel suo nuovo appartamento, ecco il momento più difficile, il “confronto” con Olindo e Rosa.
Nell’appartamento dei coniugi, tutto è rimasto fermo alla mattina dell’8 gennaio 2007, quando il netturbino e la moglie sono stati arrestati. Il tempo è rimasto come sospeso. Ed è toccato alla nuova proprietaria della casa, con i legali della coppia, mettere le mani nella prima vita di Olindo e Rosa. Aprire i loro armadi, inscatolare le loro cose, togliere dagli scaffali soprammobili, effetti personali e ricordi.
Non tutto è finito nel deposito indicato dagli avvocati. I coniugi Romano hanno chiesto e ottenuto di poter avere in carcere gli oggetti più cari, qualcosa che potesse ricordare loro la casa di via Diaz. Rosa ha voluto un angioletto che teneva in camera e la tendina di una finestra della quale proprio non poteva fare a meno. Olindo ha fatto in modo di avere nella sua cella un album di vecchie fotografie, il cappello da alpino, la cornice con il diploma di geometra.
Alessandra, dal canto suo, non ha voluto sbarazzarsi del tutto dei vecchi proprietari. La cucina di Rosa, realizzata su misura e conservata con la massima cura, è rimasta al suo posto. Così come alcune decorazioni delle finestre ed altri elementi dell’arredo studiati ad hoc per quella casa. Quando lo ha saputo, la donna condannata al carcere a vita per quattro omicidi ha voluto fare un regalo ad Alessandra, come segno di gratitudine. Un forno che la nuova proprietaria della cucina di via Diaz utilizza quasi ogni giorno.
E qui la cronaca finisce. Lascia spazio alla normalità. Alla quotidianità, della quale fanno parte anche i passi dei bimbi al piano di sopra, nella casa dove hanno vissuto Raffaella Castagna, il marito Azouz Marzouk e il figlioletto Youssef. Quell’appartamento è diventato il nido di un’altra famiglia. Persone che vivono un momento di difficoltà alle quali la Caritas, grazie alla generosità di Carlo Castagna, ha potuto mettere a disposizione una casa. La solidarietà per cancellare per sempre l’orrore. L’unico ricordo del passato è un adesivo attaccato sulla cassetta della posta. “Casa Raffaella”, si legge semplicemente. E non c’è bisogno di aggiungere altro.
La vita è ripresa a scorrere anche in un altro appartamento, allo stesso piano di “Casa Raffaella”. C’è una nuova famiglia anche nei locali nei quali abitavano Mario Frigerio e la moglie Valeria Cherubini. Vittima della strage, lei. Sopravvissuto per miracolo, lui, che in quella casa però non è più voluto tornare.
È animata, la corte di via Diaz. C’è un inquilino che pulisce la macchina. Un altro rientra con le borse della spesa. La porta del garage al piano terra è aperta. Si intravvede la padrona di casa all’interno, indaffarata con le pulizie. È aperta anche la porta d’ingresso. La cagnolina ne approfitta per fare una corsa all’esterno. Alessandra non è felice di vedere i cronisti. Ma risponde con gentilezza. E non chiude la porta. Perché la normalità non ha bisogno di essere nascosta. Perché il tempo è tornato a scorrere nella “Casa del ghiaccio”. E nella (ex) cucina di Rosa la moka sbuffa. È pronto il caffè.

Anna Campaniello

Nella foto:
A sinistra, la porta al piano terra della corte di via Diaz ancora chiusa con i sigilli apposti dalla Procura dopo la strage del 2006 (foto d’archivio Mv). A destra, la stessa porta oggi spalancata, aperta dalla nuova proprietaria dall’appartamento di Rosa e Olindo

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