La cravatta fa sempre più fatica ma resiste al tempo. Il rilancio con i giovani

Cravatta cravatte

La cravatta, icona dell’eleganza maschile e simbolo della seta “Made in Como”, non gode di ottima salute.
Si tratta di una realtà difficile che purtroppo perdura da tempo. Anche se – da oggetto che pareva ormai destinato a scomparire definitivamente – con un colpo di coda sta invece iniziando timidamente a riaffermarsi. E a rilanciarla sono, dettaglio non da poco, i giovani. Questo il trend che emerge dall’analisi dei numeri e, soprattutto, dalle parole degli esperti del settore. Necessario ovviamente partire dalle cifre. Ecco allora che quello dell’accessorio tessile (ad esempio foulard, scialli, sciarpe, stole, parei, bandane) si è confermato il settore più dinamico, con una crescita del 7,5%. La cravatteria invece ha chiuso il primo semestre del 2018 con un dato leggermente positivo seppur più contenuto (+1,3% di fatturato alla voce tessuti serici per cravatte). I numeri emergono dalla XXVII edizione dell’Osservatorio Tessile di Como, che ha analizzato i bilanci di 150 imprese tessili attive nel 2017, ha inoltre eseguito una lettura delle informazioni preliminari disponibili per il 2018 (concentrandosi appunto sul primo semestre) e ha infine analizzato gli scenari che riguardano il settore per “capire” il futuro. Innanzitutto va detto che il fatturato complessivo del 2017 – per le imprese analizzate – è sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, con una lieve contrazione dello 0,2%. Il 2018 ha invece evidenziato una crescita non ancora quantificabile in maniera definitiva. Entrando nel dettaglio della cravatta bisogna innanzitutto dire che nel primo semestre del 2018 il settore dei tessuti serici per cravatte è cresciuto dell’1,1% in tema di vendite. E il dato complessivo degli ordini fa registrare un +10% sempre nel primo semestre del 2018 rispetto al -2,5 del 2017. Numeri che servono a capire l’andamento di un settore che tratta un accessorio moda che vanta una storia antichissima. L’origine della cravatta si perde infatti nella notte dei tempi. Fin dagli albori dell’umanità, la popolazione ha avvertito l’esigenza di avere qualcosa intorno al collo: gli antichi egizi, ad esempio, legavano un lembo di stoffa con il nodo di Iside intorno al collo dei defunti, in segno di protezione. L’origine della parola “cravatta” rimanda al XVII secolo: deriva dal francese “cravate”, proveniente a sua volta dal croato “hrvat”, che significa appunto “croato”. Infatti i cavalieri croati portavano al collo una sciarpa antifreddo, detta “croatta”. È attorno al 1650 che l’accessorio con il nome attuale compare al collo dei signori: siamo sotto Luigi XIV. Alla cravatta si aggiungono merletti e nastri di seta, e intanto la moda si diffonde in Europa. Nella seconda metà del XIX secolo, con la rivoluzione industriale, compare una cravatta più funzionale, più lunga e più stretta. Battezzata “cravatta alla marinara” entra nella Storia e resta ancor oggi la base delle cravatte moderne.

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