La crisi del mattone sul Lario impone di ridurre l’inquinamento e un nuovo disegno per la città

L’Ordine degli Architetti: «La caserma diventi spazio polifunzionale»
La crisi come occasione di rilancio per il territorio. E per ridisegnare il destino di edifici sottoutilizzati o dismessi. Sono i leitmotiv scanditi ieri in Confindustria a Como, nel convegno della Federazione Italiana degli Agenti Immobiliari Professionali (Fiaip) Preparàti o prepàrati all’anno che verrà!. Il 2012, come denota l’osservatorio Fiaip delle vendite e degli affitti, non è certo da cornice: il settore è fermo, “tirano” solo il lusso e la casa di qualità, sia nel nuovo che nell’usato. Chi ha case troppo datate (il 55% in Italia ha più di 40 anni, e 3 case su 4 hanno scarse prestazioni energetiche) ha forti difficoltà a venderle.
Eugenio Bianchi, presidente Fiaip di Como, ha invitato all’ottimismo: «Pensiamo a chi viveva nell’ex Jugoslavia di vent’anni fa: non aveva speranze. Eppure hanno avuto la forza di ricostruire. Basta con il “pensiero dominante” della crisi». La casa, per i comaschi, resta «fondamento solido, come investimento e aspirazione – ha ribadito il prefetto Michele Tortora – L’imperativo è affinare la professionalità, anche nel settore della consulenza immobiliare».
Lo ha ribadito anche Paolo De Santis, presidente della Camera di Commercio, ricordando come sul Lario il settore delle costruzioni abbia performance migliori rispetto alla media lombarda, pur in un contesto difficilissimo: «L’imperativo per Como è lo sviluppo, i cui pilastri sono innovazione, visione strategica e coesione. Il Lario è una realtà solida e forte, e può uscire dalla crisi». Il prossimo appuntamento, lo ha ricordato, sarà la fiera dell’edilizia ecologica “Casaclima” dal 22 al 24 febbraio a Villa Erba. E proprio su una sempre più massiccia adesione al concetto di “casa ecologica” tanto nel nuovo quanto nel ristrutturato, che permetta di ridurre l’inquinamento – tra l’altro uno dei pochi settori a respirare un po’ di ossigeno nelle vendite del settore immobiliare – ha posto più di un accento l’assessore all’Urbanistica di Como Lorenzo Spallino illustrando l’iter, tutto in salita, del nuovo Piano di Governo del Territorio che la giunta Lucini ha ereditato dall’era Bruni e che intende portare in consiglio comunale, con opportuni miglioramenti, entro dicembre, per arrivare all’approvazione entro l’anno. «È un documento di 4mila pagine per 4 chili di peso. Attraverso il quale cercheremo di incentivare il più possibile le ristrutturazioni verso la classe energetica più alta, la “A”, perché la collettività pesi sempre meno sull’ambiente. Ma tale strumento non ci dà modo per ora di contrastare la concorrenza di altre realtà “forti” come i comuni della cintura attorno a Como né di intervenire su aree sensibili che presto potrebbero essere sul mercato, come l’ex carcere di San Donnino, i fabbricati di pertinenza dell’ex ente Provincia, la Prefettura, il Setificio. Enormi spazi che vorremmo governare, senza poterlo ancora fare».
È stato l’assist ideale per il presidente dell’Ordine degli Architetti Angelo Monti, che invitando a ripensare i “limiti” dell’agglomerato urbano di Como, magari con “cinture verdi” come quelle londinesi, ha parlato di strategie e risorse per la riqualificazione della città «Deve incentivare la filiera dell’edilizia tornando al fervore culturale che animò il dibattito sui centri storici negli anni ’70, cioè un grande laboratorio urbano. Tabelle demografiche alla mano, presto la città avrà bisogno di 43mila vani per l’edilizia sociale e di 27mila vani in regime di edilizia convenzionata. Questo è l’orizzonte che abbiamo di fronte». Monti ha lanciato l’idea di usare la Caserma De Cristoforis come spazio polifunzionale: «Mercato per prodotti agroalimentari a chilometro zero, museo o spazio per aziende locali giovani». Per farlo serve una nuova «etica della responsabilità» che porti a «immaginare la città come sistema coeso di relazioni tra spazi collettivi e non mero insieme di abitazioni-monadi». La sfida è aperta.

Lorenzo Morandotti

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