La crisi del piccolo commercio: da Gravedona a Porlezza, sempre più numerosi i negozi che chiudono

Negozio chiuso per cessazione attività

L’ultima indagine congiunturale sul commercio in provincia di Como indica una previsione negativa (-2,6%). La grande distribuzione comincia a soffrire la concorrenza degli operatori online, i piccoli invece sembrano essere letteralmente travolti.

Nei paesi del lago le chiusure sono all’ordine del giorno. E sui canali social i cittadini guardano talvolta con sgomento a quanto accade.

A Gravedona ed Uniti e a Porlezza – due dei più grossi centri a Nord di Como – le vie dello shopping si svuotano. Le saracinesche si abbassano, i tradizionali negozi si trasformano se va bene in bar o ristoranti, ma il più delle volte chiudono e basta.

«Con le normative della liberalizzazione siamo gli ultimi a sapere ciò che succede – dice Fiorenzo Bongiasca, sindaco di Gravedona e presidente della Provincia – e non abbiamo modo di intervenire».

I piccoli negozi sono sempre più in difficoltà

In paese ha detto basta di recente uno storico negozio di intimo, un altro che vende giocattoli sta per mettere fine alla sua attività. «La concorrenza delle grandi superfici e di Amazon è fortissima – dice Bongiasca – ma il problema riguarda pure i commercianti che vanno in pensione e non vengono sostituiti. Incentivare è difficilissimo, nelle zone come le nostre servirebbe una politica di defiscalizzazione o di detassazione». Nei limiti del possibile, aggiunge il sindaco di Gravedona, qualcosa è stato fatto. «A Germasino, ad esempio, abbiamo concesso i locali per aprire un alimentari e un centro ritrovo gestito dalla Pro Loco abbattendo i costi dell’affitto».

Sul Ceresio, invece, a Porlezza, il Comune ha pensato di riqualificare la storica “vasca” dei negozi, la via Garibaldi, ma il commercio non si riprende. «Oggettivamente è difficile aiutare i piccoli esercenti – dice il sindaco Sergio Erculiani – economie di scala e mentalità del consumatore hanno cambiato tutto il sistema. Vero è che senza negozi muore una grande parte della socialità locale, si impoverisce persino il rapporto tra le persone».

L’unica strategia possibile è creare attrattività. «Ma la concorrenza è fortissima e da noi pesa anche la vicinanza della Svizzera che offre lavoro e salari migliori – aggiunge il sindaco Erculiani – Chi resiste lo fa spesso per orgoglio personale».

A Porlezza un tentativo di rivitalizzazione è stato realizzato dalla Pro Loco che, in collaborazione con il Comune, ha ampliato l’area mercatale del sabato fino a portarla a ridosso del centro storico.

«Salvare il commercio significa collegarlo ai flussi di presenza più frequenti e costanti – dice Sabrina Risi, presidente della Pro Loco – quindi agli eventi, che sono numerosi d’estate e purtroppo meno in inverno, e alle presenze turistiche. Porlezza è il secondo comune della provincia di Como per numero di turisti. Il nostro problema è la concentrazione di queste presenze nei soli mesi estivi».

Una delle possibili soluzioni sarebbe la trasformazione del centro storico in un «albergo diffuso, cosa che favorirebbe anche lo sviluppo delle attività commerciali – conclude Risi – La pressione fiscale sui piccoli commercianti, però, dovrebbe essere minore. Alle condizioni attuali è impossibile per chi sceglie questo lavoro avere un futuro che sia roseo».

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