La crisi di Campione tocca pure i carabinieri. Bloccati 600mila euro per le indennità

Il casinò di Campione d'Italia

La crisi che ha travolto (con il fallimento) il Casinò di Campione d’Italia e, di conseguenza, il Comune dell’enclave italiano in Canton Ticino, mette in ginocchio – indirettamente – anche l’Arma dei carabinieri.
O, meglio, i 16 militari che nel territorio campionese lavorano e vivono. È di ieri la notizia che una delegazione del “Consiglio Centrale di Rappresentanza – Sezione Carabinieri” si è recata proprio a Campione d’Italia per verificare la situazione e acquisire informazioni sulla segnalata difficoltà economica della caserma. Il dissesto economico che ha travolto il paese affacciato sul Ceresio, infatti, non ha risparmiato nessuno, compreso i carabinieri. Così, i militari hanno denunciato il blocco dell’indennità (quantificata in circa 600mila euro all’anno, che spetta a chi risiede a Campione) che veniva elargita dal Municipio per alleviare i problemi dovuti all’alto costo della vita, a livello svizzero.
«Lo stipendio di un carabiniere, già basso in Italia, non è in grado, senza indennità aggiuntiva, di garantire la normale sopravvivenza», hanno fatto sapere in una nota dal Co.Ce.R. Carabinieri.
Insomma, i militari dell’Arma chiedono l’intervento del Governo tramite un apposito emendamento da inserire nella conversione in legge del “Decreto Semplificazioni”, ovvero delle «disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione» che risalgono allo scorso mese di dicembre.
«Il Co.Ce.R. Carabinieri è fiducioso in una soluzione immediata del problema – si legge nella nota – poiché ritiene che l’interesse politico sia quello di risolvere le situazioni di difficoltà e quella in esame è oggi di assoluta importanza, ancorché interessi solo 16 servitori dello Stato». Carabinieri che tuttavia – si legge nel comunicato – anche se in numero esiguo «sono l’unico avamposto dello Stato a tutela dei diritti di quei cittadini».

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