La crisi e il lavoro che manca al centro della festa del 2 giugno

La ricorrenza della Repubblica
Il prefetto: «Sconfinare nell’illegalità non è la soluzione»
(f.bar.) Il lavoro giovanile, la crisi e la dignità delle persone fiaccate dalla recessione. Sono questi i temi saliti prepotentemente sul palco delle celebrazioni della Festa della Repubblica. Ieri mattina, 2 giugno, in una piazza Duomo colma di gente – più di 400 i presenti tra cittadini e autorità – il prefetto di Como, Bruno Corda, ha fatto gli onori di casa.
Dopo la sfilata dei gonfaloni dei diversi paesi partecipanti alla cerimonia, delle bandiere e dei labari delle associazioni combattentistiche e d’Arma e l’esecuzione dell’inno nazionale da parte del corpo Musica San Bartolomeo nelle Vigne di Tavernola (guidato dal Maestro Roberto Papis), prima dei discorsi ufficiali è stato letto un messaggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
«La strada del cambiamento – ha scritto Napolitano – è lunga e complessa, si richiede continuità, non instabilità, tenacia, non ricorrente incertezza. Il cammino del nostro Paese verso un futuro migliore passa egualmente attraverso una lotta alla corruzione, alla criminalità, all’evasione fiscale».
Dopodiché si è passati alla situazione locale con le parole del prefetto.
«Questa festa è l’occasione per ribadire valori fondamentali come il lavoro, la solidarietà e l’unione – ha detto Bruno Corda – Principi messi in crisi dalla realtà odierna che non lascia intravedere, molto spesso, un futuro positivo. E purtroppo, di frequente, c’è chi, stretto nella morsa della crisi, sconfina nell’illegalità. Non è la soluzione. Comprendo il senso di fallimento che può travolgere chi si ritrova, magari dopo anni di lavoro, senza un’occupazione o di chi, giovane, non riesce a trovare un posto di lavoro. Ma non bisogna cedere».
Parole sentite e cariche di senso civico che hanno fatto da sottofondo a tutti i discorsi ufficiali.
«La crisi ha colpito duramente anche la nostra provincia. Ma sono convinto che il territorio comasco possieda tutte le carte in regola per uscire dalle difficoltà economiche a patto che si riparta dalla solidarietà sociale. Dobbiamo essere uniti», questo l’imperativo del prefetto Bruno Corda.
Il rappresentante del governo ha poi invitato la classe politica a ricucire il distacco dalla società civile con un nuovo impegno proprio per ricominciare un percorso basato sulla fiducia dei cittadini verso le istituzioni.
Subito dopo, e sempre sintonizzato sugli stessi argomenti, è intervenuto il sindaco di Como, Mario Lucini. «Riforme e partecipazione sono un connubio fondamentale. Rappresentano la chiave di volta per rinnovare la politica – ha detto il primo cittadino del capoluogo lariano – E proprio ora, in un periodo così delicato per tutti noi, dobbiamo impegnarci per rinsaldare questo legame. La crisi ha indebolito le persone e il loro rapporto con le istituzioni. Dobbiamo invertire la tendenza. Fondamentale, inoltre, è rinforzare i rapporti con le nuove generazioni».
Nelle prime file, ieri in piazza Duomo, erano presenti numerosi sindaci del territorio assieme a tanti esponenti della società civile e delle forze armate.
Al termine dei discorsi sono state con segnate le onorificenze: 3 “Stelle al Merito del Lavoro” a Francesco Chirico, Elena Maria Clerici e Mario Mauri, 15 “Medaglie d’onore” ai reduci dai campi di prigionia in Germania e 19 onorificenze dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana”.
Infine, il sindaco di Como, Mario Lucini, ha donato una copia della Costituzione italiana a 8 neodiciottenni.

Nella foto:
Il prefetto di Como, Bruno Corda, durante il suo intervento in piazza Duomo

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