La crisi mette a rischio anche la riforma delle Province

Regione nel caos – La Lombardia sull’orlo del crac politico
Pirellone a un passo dal voto anticipato. La Lega: «In aprile si va a casa»

Ormai è il caos. Il più classico tutti contro tutti. La Lombardia è sull’orlo della crisi politica che porterà allo scioglimento del consiglio regionale e al voto anticipato.
La tregua tra la Lega Nord e il Pdl è durata meno di 48 ore. L’accordo che sembrava essere stato siglato tra i segretari dei due partiti è saltato per aria. Probabilmente a causa dei malumori crescenti nella base leghista, indisponibile a proseguire nel sostegno a Roberto Formigoni e a una giunta letteralmente assediata
dalla magistratura.
Le prossime ore saranno decisive. Nel frattempo, si tenta di capire cosa possa accadere sui territori della Lombardia. Come, cioè, la crisi che è esplosa dopo l’arresto dell’assessore alla Casa, Domenico Zambetti – accusato di aver comprato 4mila voti dalle ’ndrine calabresi attive nel Milanese – si ripercuoterà provincia per provincia. L’addio anticipato alla legislatura numero nove lascerebbe scoperte, infatti, un numero non indifferente di questioni.
A partire, ovviamente, dal riordino della geografia amministrativa provinciale, oltre alla soluzione del caso comasco delle paratie. L’assemblea del Pirellone è convocata per il 16 ottobre. All’ordine del giorno c’è proprio la discussione sul progetto che dovrebbe ridisegnare le Province. Il testo deve essere varato in modo definitivo entro il 22 ottobre. Diversamente, il governo nazionale potrebbe procedere d’ufficio a riscrivere il territorio senza tenere conto, quindi, delle indicazioni provenienti dal consiglio regionale.
Al momento, in ogni caso, non c’è alcun accordo sul testo. La Lega vorrebbe che tutto rimanesse allo statu quo ante, ovvero che le Province non mutassero i propri confini.
Il decreto sulla spending review varato dai tecnici del governo Monti, però, non lascia molto spazio alla fantasia. Si deve tagliare. E sul come, la maggioranza di centrodestra che guida la Lombardia non ha trovato l’intesa.
In attesa degli sviluppi, i consiglieri regionali comaschi fanno i conti con il mandato che si annuncia “corto”. «Questa situazione può dispiacere, ma in un simile frangente tutto va in second’ordine. Se c’è da tornare al voto, si faccia – dice il leghista Dario Bianchi – Cosa accade è lì da vedere, quando si parla di ‘ndrangheta è dura andare avanti. Noi ci rimettiamo alle decisioni del partito, la settimana scorsa abbiamo consegnato le nostre dimissioni nelle mani del segretario Matteo Salvini».
«Abbiamo detto cose molto chiare – ribadisce senza troppi fronzoli il capogruppo del Carroccio, Stefano Galli – Non sono possibili fraintendimenti. Il governatore Formigoni sa cosa fare e che cosa decidere, sarà lui a dover dare una risposta. Noi non torniamo indietro, siamo disponibili a votare il bilancio per non mettere in difficoltà i lombardi. A dicembre si può prendere atto che non c’è più nulla da fare e andare al voto».
Se stare dentro o fuori dalla giunta, a Stefano Galli non interessa molto. «In ogni caso – ripete – si va a casa ad aprile».
Il capogruppo del Partito Democratico in Regione Lombardia, il comasco Luca Gaffuri, insiste sulla strada indicata ormai da giorni dall’opposizione. «Roberto Formigoni se ne faccia una ragione, la Lega è tornata da Roma e si è accorta che in Lombardia i suoi elettori sono in dissenso con l’accordo siglato nel quartier generale del Pdl. Ne prenda atto e si dimetta». Le titubanze dei consiglieri della Lega sulle dimissioni immediate, chieste dal Pd ma finora rimaste soltanto sulla carta, sono per Gaffuri l’occasione di un’altra stoccata polemica.
«Stanno aspettando di superare i due anni e mezzo di mandato, così potranno prendersi il vitalizio». Gaffuri non molla la presa. E torna sulla questione delle Province, raccontando quanto accaduto pochi giorni fa. «In commissione la giunta aveva mandato l’assessore Zambetti, lo stesso che poi è finito in carcere per aver comprato voti dalle cosche, a presentare la posizione dell’esecutivo sul riordino delle Province. Zambetti ha annunciato una discussione in consiglio ma non ha illustrato alcuna proposta. È evidente che la giunta non ha un progetto condiviso, andiamo in consiglio totalmente al buio».
La crisi, infine, rischia di far saltare del tutto anche la nuova legge elettorale, quella che avrebbe dovuto cancellare definitivamente il listino bloccato del presidente.
«Aspettiamo di capire che cosa sta succedendo – ha ribadito in serata Paolo Valentini, capogruppo del Pdl in consiglio regionale – La Lega Nord ha cambiato idea più volte in poche ore, Maroni è stato smentito dai suoi stessi colleghi di partito».

Dario Campione

Nella foto:
Tempo scaduto, forse, per il consiglio regionale della Lombardia. La Lega Nord ha deciso di non sostenere più la maggioranza di centrodestra

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