La difesa del dialetto: stasera De Sfroos in diretta su Etv

Il dariosauro
di Dario Campione

Molto prima di Umberto Bossi e per motivazioni assolutamente diverse, Pier Paolo Pasolini aveva combattuto una dura battaglia in difesa del dialetto. All’inizio degli anni ’40, mentre ancora il Paese era in guerra, lo scrittore-cineasta aveva tentato di costruire, in Friuli, una scuola dialettale. L’esperimento fu bloccato sul nascere dal Provveditore di Udine e riproposto, in forme differenti, tempo dopo, con la fondazione di un’Accademia linguistica “furlana”.
Nel 1973, Pasolini rinunciava

al suo progetto. «Le classi subalterne – scriveva riferendosi al proletariato urbano, ai ragazzotti delle periferie – parlano ancora in dialetto, ma è il dialetto italianizzato, ridotto a puro suono e privo di modelli culturali e corrispondenze affettive. Ha soltanto lo scheletro del dialetto. Perché il dialetto, questa lingua potenziale, ha perso espressività e non ha più il carattere gergale di una volta». Per lo scrittore la «perdita del dialetto», causata dall’avvento della lingua televisiva («che ovunque aveva imposto l’italiano degli -ismi, degli -isti e delle -enze» era stato «uno dei momenti più dolorosi della perdita della realtà». Le liriche in dialetto di Davide Van De Sfroos non sono gergali quanto piuttosto «eloquenti». Raccontano il presente (e il mondo del cantautore) usando cadenze linguistiche locali dentro una grammatica universale: la musica. Se oggi abbia ancora un senso il dialetto e quale sia questo senso – la difesa identitaria, il contrasto della globalizzazione, la valorizzazione di modelli irripetibili -è argomento di discussione.
Ne parliamo stasera, in diretta su Etv, dalle 23. In studio Davide Van De Sfroos. La sua storia. La sua chitarra. Le sue canzoni.
dariosauro@espansionetv.it

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.