La diplomazia della Lega sull’asse Italia-Ticino. Il vertice svelato dal console svizzero a Milano

La dogana di Ponte Chiasso

Un incontro quasi certamente riservatissimo, sui contenuti del quale è calata una cortina di riserbo fitta come la nebbia dei docks londinesi narrati da Conan Doyle.
Un incontro svelato forse in modo involontario dal console svizzero a Milano, Félix Baumann, durante lo scambio di informazioni che il diplomatico ha avuto l’altro giorno con l’ufficio di presidenza della commissione regionale per i Rapporti con la Confederazione Elvetica.
Ricostruire i fatti si è rivelato molto complesso, perché le fonti dirette non hanno risposto alle molte sollecitazioni del cronista.
Il dato di partenza è quanto dichiarato da Félix Baumann nella riunione a Milano, vale a dire che a fine gennaio – si può presumere a Roma – un segretario di Stato del governo di Berna ha incontrato il capo di gabinetto del Viminale, Matteo Piantedosi, assieme ai due sottosegretari leghisti Nicola Molteni e Stefano Candiani. Non ci sono conferme sul fatto che l’alto funzionario elvetico fosse Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch, segretario di Stato all’Economia: Baumann ha parlato di una riunione in cui si è discusso dell’intesa sulla riforma del sistema fiscale dei frontalieri (parafata nel febbraio del 2015 ma mai approdata nel Parlamento italiano), ma non ha fornito molti altri particolari.
L’intesa del 2015, è bene ricordarlo, è la stessa che il leader della Lega, Matteo Salvini, ha bocciato sin dal primo momento, giudicandola penalizzante per i frontalieri. Anche il Movimento 5 Stelle non ha mai nascosto la sua contrarietà all’accordo, che rimane quindi – almeno per ora – lettera morta.
Perché, allora, il vertice romano tra il sottosegretario di Stato svizzero e gli emissari della Lega?
Qui si entra nel campo delle ipotesi, fermo restando, come detto, che i protagonisti diretti dell’incontro non hanno voluto al momento rilasciare alcuna dichiarazione.
Innanzitutto, da parte della Confederazione c’è una pressione costante sull’Italia per ottenere il sì definitivo all’intesa siglata dagli allora ministri dell’Economia Pier Carlo Padoan ed Eveline Widmer-Schlumpf. Ancora poche settimane fa, in un vertice a Lugano, i due ministri degli Esteri di Italia e Svizzera, Enzo Moavero Milanesi e Ignazio Cassis, sono tornati sull’argomento, senza tuttavia trovare alcuna soluzione, come testimonia la dichiarazione finale congiunta dei capi delle due diplomazie
All’inizio di aprile in Ticino si vota per il rinnovo del governo e del Parlamento e la campagna elettorale è subito iniziata all’insegna della questione frontalieri. C’è un rischio concreto che il Consiglio di Stato di Bellinzona decida nuovamente di congelare i ristorni fiscali destinati ai Comuni di frontiera come forma di pressione sia verso il Parlamento italiano sia verso l’assemblea federale di Berna. Un simile scenario metterebbe in crisi moltissimi enti locali che con i ristorni fanno quadrare da anni i loro fragili conti. Prospettiva che la Lega vorrebbe scongiurare.
In passato il vecchio leader della Lega, Umberto Bossi, teneva saldo il suo rapporto con i ticinesi soprattutto grazie all’amicizia personale con Giuliano Bignasca, presidente e fondatore della Lega dei Ticinesi. La morte di quest’ultimo e l’uscita di scena di Bossi avevano forse allentato un po’ i fili di collegamento tra i due movimenti; fili che adesso Salvini ha forse voluto riannodare mandando in avanscoperta i suoi collaboratori più stretti.

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