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«La discesa del contagio si è già raffreddata». L’appello del ricercatore

«Da oggi, lunedì, la Lombardia sarà in zona gialla, ma serve grande responsabilità, perché la discesa dei contagi si è già raffreddata. Non consideriamo questi allentamenti un “liberi tutti” o se ne pagheranno le conseguenze». Davide Tosi, docente e ricercatore del Dipartimento di Scienze teoriche e applicate all’Università dell’Insubria, mette ancora una volta in guardia tutti sui rischi del contagio. Lo fa con i numeri.«Purtroppo la soglia di saturazione delle terapie intensive in Lombardia è ancora al 43%, ben oltre alla soglia di attenzione del 30% – spiega sempre Tosi – È lecito aspettarsi una leggera risalita ora, per effetto della zona gialla e anche della scelta di riaprire le scuole, con tutti gli studenti sui mezzi pubblici».Cautela quindi e responsabilità. Anche perché per vedere gli effetti della campagna vaccinale sui contagi ci vorrà ancora del tempo.«È davvero presto – spiega Tosi – Dovremmo vedere qualche effetto solo sulla curva dei decessi, visto che la fascia più a rischio, quella degli over 80, è stata vaccinata. Abbiamo il 56% degli anziani che hanno già ricevuto il vaccino, ci stiamo avvicinando alla copertura. Però questo non incide sul numero dei contagi. Perché il virus corre con i giovani, con le persone più attive, con chi ha dai 30 ai 70 anni. Gli anziani sono prudenti, temono gravi complicazioni. Lo devono essere anche i giovani», conclude.Le variantiL’argomento della mutazione del virus sembrava sopito, almeno dal punto di vista mediatico. È tornato invece alla ribalta sabato con la comunicazione data via Twitter dall’Ufficio federale di Sanità pubblica del primo caso di “variante indiana” in Svizzera. Si tratterebbe di un passeggero che ha transitato da un aeroporto. La sequenza è stata isolata a fine marzo dal Politecnico di Zurigo, ma non è escluso che Berna inserisca ora l’India (alle prese con una grave ondata del virus) tra i Paesi a rischio.La polemicaRestiamo in Svizzera per l’ultima polemica della Lega dei Ticinesi con la frontiera. Non riguarda questa volta però il Comasco o la Lombardia, bensì il Piemonte, che ha chiesto, sempre all’Ufficio federale di Sanità pubblica svizzero, eventuali dosi superflue del vaccino di AstraZeneca.«Altro che cedere vaccini. Ma siamo fuori di cranio? La Confederella si preoccupi di procurarseli per gli svizzeri, dal momento che, anche su questo fronte, il ministro ha fallito», tuona il consigliere di Stato Lorenzo Quadri.

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