LA FAMELICA FAZIONE CHE BLOCCA LA CITTA'

POLTRONE E POTERE
di EMANUELE CASO

Una parte del Popolo delle Libertà si sta prendendo gioco di un’intera città. Non è un’accusa politica, è una constatazione forse non troppo amichevole. Ma è così. Esiste una frangia del maggior partito cittadino – i cui principali esponenti sono il consigliere regionale Gianluca Rinaldin e, in Comune, il presidente del consiglio comunale Mario Pastore – che ha scientemente deciso di trasformare l’amministrazione della città di Como in un campo di battaglia per le proprie mire personali e politiche.
Per carità, non è una novità assoluta questa. È accaduto in passato e accadrà, purtroppo, ancora in futuro. Però è bene che almeno i lettori sappiano cosa sta succedendo a Palazzo Cernezzi in queste settimane.
Una corrente – ironia della sorte: esattamente quella “cosa” che Silvio Berlusconi ha chiamato metastasi qualche giorno fa – ha deciso che vuole più poltrone e più potere a qualunque costo. Sarebbe forse troppo dire che il tandem Rinaldin-Pastore, con la loro voracità parapolitica, stiano da soli paralizzando l’amministrazione cittadina. A quello, ben prima, avevano concorso anche errori oggettivi (muro e gestione Ticosa per citarne due) che vanno al di là della singole responsabilità e che sarebbe meglio non attribuire più a “sfortune cosmiche”. Resta però il fatto che a Palazzo Cernezzi esiste un gruppo di persone all’interno del Pdl che ha deciso di avvelenare il clima politico e di bloccare l’attività di un’istituzione intera. Basti pensare che il plotone rinaldiniano ha chiesto e ottenuto un primo rimpasto di giunta, ha chiesto e ottenuto un secondo rimpasto di giunta sacrificando gli stessi uomini elevati ad assessori pochi mesi prima (Roberto Rallo) e ora è passato alla guerriglia continua su tutto e tutti. Per qualche poltrona in più. Risultato: c’è una città che – spiace dirlo, sinceramente – non è governata. È paralizzata.
Eppure, nessuno fa nulla. Molti parlano: la Lega che minaccia e non strappa, il sindaco che tranquillizza ma non scatta, l’altra metà del Pdl che borbotta ma subisce. E nel frattempo il tempo passa, il Carroccio incassa senza pagare mai, l’opposizione coltiva sogni (comunque improbabili) di gloria, e soprattutto la fotografia della città di oggi appare drammaticamente troppo simile a quella del maggio 2007. A questo punto, c’è una domanda che soprattutto la maggioranza – tutta – si deve porre con onestà: a chi gioverebbero altri due anni di agonia?
Ai comaschi certamente no.
Agli improvvisati guerriglieri liberal è più facile che la scelta della lotta continua porti in dono la mancata ricandidatura nel 2012 piuttosto che un aumento dei propri consensi. Persino al Carroccio, tutto sommato, potrebbe essere difficile spiegare ai propri elettori che se le cose non sono andate bene è tutta colpa di Mario Pastore e Gianluca Rinaldin, che pure sono tra i primi responsabili dello sfascio attuale.
A questa stregua, il voto anticipato, oggi, è una possibilità reale, sebbene lo spirito di autoconservazione dei politici possa sempre prevalere. Il punto è: fino a quando l’autocontrollo della città riuscirà a sovrastare il senso di nausea per il più grande partito del territorio ostaggio di una famelica fazione?

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