Cultura e spettacoli

La “Famiglia Comasca” fa squadra per salvare il dialetto dall’oblio

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Tradizioni da riscoprire
Coinvolte anche le associazioni “Due Archi” e “San Genesio”

Grazie a nuove, importanti collaborazioni, la sezione dialetto dell’associazione “Famiglia Comasca” di via Bonanomi a Como, che nel 2014 festeggerà i 45 anni di impegno sul territorio, si rinnova e rilancia la sua preziosa attività.
Pierluigi Mascetti e Chicco Locatelli del “Gruppo Spindler” coordineranno il nuovo comitato di lavoro che coinvolgerà anche le associazioni “Due Archi” di Sagnino e “San Genesio” di Cantù, rispettivamente rappresentate durante l’incontro di ieri con

la stampa da Brunella Favini e Luigi Marelli.
«Una squadra di oltre 30 persone – come ha spiegato il presidente della Famiglia Comasca, Piercesare Bordoli – che andrà a rivitalizzare i progetti dell’associazione dedicati al vernacolo».
Entro gennaio verrà predisposto il programma per il 2014, che certamente avrà tra i suoi obiettivi principali quello di coinvolgere con i suoi spettacoli anche le periferie della città.
Le nuove collaborazioni messe in atto permetteranno di offrire una rosa di eventi molto più ampia rispetto a un passato che aveva visto l’associazione impegnata soprattutto nell’organizzazione di incontri dedicati alla lettura di poesie e dei “Promessi Sposi” in dialetto.
«Il 2013 – ha proseguito Bordoli – è stato un anno molto importante per noi. Abbiamo riportato il battello “Patria” a navigare dopo il restauro, un merito della Famiglia Comasca che tengo a rivendicare. È stata una bella operazione e posso già anticipare che a dicembre il “Patria” sarà ormeggiato lungo la passeggiata provvisoria del lungolago in occasione dei festeggiamenti natalizi della “Città dei Balocchi”. Poi vedremo come trovare i fondi per arredarlo e permettere così allo storico battello – di proprietà dell’amministrazione provinciale e che dovrà quindi decidere a chi darlo in gestione – di tornare a solcare le acque del Lago di Como carico di turisti. Poi – ha aggiunto Bordoli – a fine anno, come da tradizione, la Famiglia Comasca pubblicherà due libri: il primo, a carattere fotografico, sarà dedicato proprio al “Patria”; il secondo, invece, raccoglierà i “Vangeli” in dialetto scritti da Orazio Sala. Il sogno – ha concluso il presidente – resta però quello di arrivare a breve, visto che ci lavoriamo da almeno 15 anni, alla stampa del vocabolario del dialetto comasco. Grazie agli accordi con una persona che ci sta dando una mano con il suo prezioso lavoro e ai suggerimenti del professor Angelo Stella dell’Università di Pavia, contiamo di finirlo entro il prossimo anno».
Molto soddisfatto anche Pierluigi Mascetti che, come detto, coordinerà le nuove attività della Famiglia Comasca legate al dialetto. «Siamo tre gruppi di amici che operano da decenni con progetti indipendenti. Poi nel 1993 ci siamo trovati casualmente tutti insieme a Lecco per presentare i “Promessi Sposi” in dialetto di Piero Collina e da lì è iniziata una collaborazione che ha dato vita a molte altre iniziative non più legate solo allo storico romanzo del Manzoni. Poesie in dialetto, classici dialettali (Porta, Barrella, Tessa) del repertorio comasco e milanese con canzoni in vernacolo tipiche di Jannacci, Valdi, Svampa. Con noi collabora Luciano Ravera, un cantante che ci aiuta in queste iniziative. Tutto questo, insieme agli eventi che la Famiglia Comasca aveva già pensato, verrà proposto in un programma molto articolato al quale siamo davvero felici di poter dare il nostro contributo».
Queste le prime iniziative già programmate. Domani: in San Fedele a Como, alle 18, la messa con la lettura del Vangelo in dialetto; mercoledì 4 dicembre, alle 21, serata natalizia al Collegio Gallio, durante la quale saranno presentate tutte le iniziative legate al vernacolo; venerdì 13 dicembre serata dedicata a Piero Collina, di cui quest’anno ricorre il 30° anniversario della scomparsa. L’obiettivo della Famiglia Comasca è di non perdere il patrimonio dei dialetti, di tornare a farlo conoscere nelle scuole e, perché no, nelle famiglie. Per troppo tempo è stato ghettizzato, spesso persino proibito. Ora, le stesse generazioni che lo avevano messo al bando, soprattutto nelle città, sono tornate a sbandierarlo come un patrimonio culturale della nostra tradizione. E senza nemmeno salire sul carro di De Sfroos, uno che sul dialetto, bravo lui, ci ha costruito una carriera.

Maurizio Pratelli

Nella foto:
Piercesare Bordoli con Pierluigi Mascetti ieri nella sede della “Famiglia Comasca” in via Bonanomi (foto Mattia Vacca)
8 Novembre 2013

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