La fidanzata dell’albanese: «Non ho mandato io quei messaggi a Silvio»

L’omicidio di Mozzate A “Chi l’ha visto?” la scomparsa di Mannina
Monica Sanchi racconta la sua verità sulla vicenda
«Non sono io che ho mandato quei messaggi a Silvio. Non sono io che ho parlato con lui al telefono. Non sono io che l’ho incontrato in stazione. E non so come fare a dimostrarlo».
Monica Sanchi, 36enne di Rimini, è l’attuale fidanzata di Dritan Demiraj, il 29enne albanese reo confesso dell’omicidio di Lidia Nusdorfi, 35 anni, uccisa a coltellate nel sottopasso della stazione di Mozzate il 1° marzo scorso. Silvio Mannina, 30 anni, è l’ultimo compagno della vittima, sparito nel nulla dal 28 febbraio scorso.

Nei giorni prima della scomparsa, Silvio aveva scambiato 600 messaggi su Facebook con Monica. O, almeno, con una persona che credeva fosse Monica. La donna, infatti, nega di aver mai parlato con lui e, davanti alla foto del trentenne scomparso, giura di non averlo mai visto.
Monica è indagata per favoreggiamento. Per sua stessa ammissione, era in auto con il fidanzato quando l’uomo è partito da Rimini diretto a Mozzate per uccidere la ex convivente e madre di suo figlio. Interrogata dai carabinieri, la donna ha ripetuto che non sapeva il motivo di quel viaggio dalla Romagna al Comasco e di non aver sospettato nulla dopo la sosta in stazione. Una manciata di minuti durante i quali solo Dritan è sceso dall’auto.
Davanti alla telecamera della trasmissione di RaiTre “Chi l’ha visto?”, Monica Sanchi ha ripetuto questa versione. «Sabato 1° marzo, con Dritan abbiamo passato il mattino insieme – dice – In prima mattinata mi ha chiesto se nel pomeriggio avrei avuto voglia di accompagnarlo a Milano, però non mi ha dato spiegazione sul perché andassimo a Milano e cosa dovesse fare». Né Monica glielo chiede.
«Non amava tanto che gli si facessero domande sul perché e sul per come – si giustifica la 36enne – e io, sapendolo, mi sono sempre un po’ trattenuta dal fargli domande o altro».
Nessuna domanda neppure quando, prima di lasciare Rimini, Dritan ferma l’auto nei pressi della stazione e fa salire un misterioso giovane, il terzo uomo della vicenda, ad oggi senza un nome né un volto. «Non era Silvio», giura Monica. Che ricorda: «Verso le 12.15-12.30 passiamo davanti alla stazione di Rimini e Dritan si ferma e fa salire un ragazzo in macchina con noi. Me lo presenta come un suo amico senza dirmi il nome né nient’altro. Il ragazzo sale dietro e non dice una parola. Durante tutto il viaggio, io ho parlato con Dritan ma con lui non ho scambiato neppure una parola».
Dopo quattro ore di viaggio, Demiraj si ferma alla stazione di Mozzate, scende e si allontana per una decina di minuti per poi risalire in auto e chiedere di ripartire subito.
«Quando è risalito in macchina era come una persona normale che è andata a comprarsi un pacchetto di sigarette o un pezzo di pane, non che ha fatto quello che lui ha fatto», ripete Monica, che spiega, come già aveva fatto con gli inquirenti, di aver capito solo il giorno dopo quanto era successo.
«Ho capito che cosa fosse successo domenica sera alle 18.30 da “Studio Aperto” – dice – Ho visto le immagini e ho riconosciuto i posti dove ero stata il giorno prima. Non volevo crederci, ma ho realizzato immediatamente. Ho detto subito: “Ecco cosa sono andata a fare lì”».
Fin qui i ricordi legati all’omicidio. Poi c’è il capitolo Silvio Mannina. Il 30enne, residente a Bologna, è sparito dal 28 febbraio scorso. Eppure, proprio dal suo telefono è partito il messaggio che, attorno alle 19.20 del 1° marzo, ha attirato Lidia in quella che si sarebbe rivelata una trappola mortale. Chi abbia davvero mandato quel messaggio resta però un mistero.
Monica e Silvio, almeno stando a quanto rivela la rete, nei giorni precedenti l’omicidio si sono scambiati almeno 600 messaggi su Facebook. I due, come si evince da testi quali «hai una voce molto sexy», si sono anche sentiti al telefono. A Rimini, la sera del 28 febbraio, Silvio era andato certo di trascorrere una notte di passione con Monica. A questo proposito, i messaggi sono espliciti e una conferma, sempre al microfono di “Chi l’ha visto?”, è arrivata anche da un amico di Mannina, Carlo Torre, uno degli ultimi a vedere il 30enne scomparso. «Mi ha detto che andava in treno a Rimini perché lo aspettava una ragazza per una notte speciale».
Monica, però, non soltanto nega di aver mai conosciuto Silvio, ma dice anche di non essere più entrata nella sua pagina Facebook dal 10 febbraio scorso. Questo nonostante il fatto che lo scambio di messaggi con gli amici non si sia mai interrotto e comprenda anche testi personalissimi, quali notizie sugli allenamenti dei figli della donna o sul momento in cui li portava all’asilo.
«Non ero io – ripete però Monica – Dritan aveva la mia password di Facebook. Mi sono convinta che sia stato Dritan o qualcuno guidato da lui. Se Silvio ha parlato con una donna, quella non ero io e non so chi potesse essere. Sto male perché non sono stata io ma non so come dimostrarlo».
Le lettere dal carcere
Ieri, intanto, dal carcere del Bassone, dove la scorsa settimana è stato trasferito, Dritan Demiraj ha inviato due lettere. Una indirizzata alla sua attuale compagna, Monica, per chiederle perdono per averla coinvolta nella vicenda, l’altra al primogenito della vittima, il bambino 11enne che Lidia Nusdorfi aveva avuto da una precedente relazione, anche in questo caso per chiedere perdono per quanto fatto. Nelle missive, inoltre, il pasticciere albanese ha ribadito di avere sempre continuato ad amare Lidia.

Anna Campaniello

Nella foto:
Soccorritori e forze dell’ordine all’esterno del sottopasso della stazione ferroviaria di Mozzate dove, il 1° marzo scorso, Lidia Nusdorfi è stata uccisa a coltellate dal suo ex convivente, il pasticciere albanese Dritan Demiraj (Fkd)

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