La finanza sequestra una casa e uno chalet a Champoluc per oltre 500mila euro

Il sequestro della finanza

I sigilli sono stati posti a uno chalet nella nota località sciistica di Champoluc (Aosta) e a una casa di Cantù, per un valore che supererebbe i 500mila euro.
Il sequestro, compiuto dalla guardia di finanza di Olgiate Comasco, è frutto di una richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica di Como, a firma dello stesso procuratore capo Nicola Piacente, accolta dal giudice delle indagini preliminari. Torna d’attualità l’attività portata avanti dalle fiamme gialle attorno a una Azienda per i Servizi alla Persona a partecipazione pubblica che gestisce, nei comuni di Mozzate e Limido Comasco, i servizi socio educativi, ma anche asili nido, mense scolastiche e biblioteca, ricevendo per tali scopi risorse finanziarie dagli stessi enti locali, dalla Regione Lombardia, nonché contributi erogati dai cittadini che intendono usufruire di tali servizi.

Le indagini, già aperte nei mesi scorsi per peculato, hanno aggiunto anche la contestazione di falso in bilancio per gli anni 2017 e 2018. Tre le persone indagate. Le attenzioni dei finanzieri e della Procura si sono concentrate su accertamenti contabili e bancari, corredati da numerose attività di perquisizione. Le indagini, secondo quanto sostenuto dalle fiamme gialle, avrebbero «consentito di acclarare come la compagine societaria, negli anni oggetto d’indagine, fosse stata, di fatto, gestita da un soggetto non ricoprente alcun titolo formale o carica amministrativa all’interno dell’azienda, in totale sostituzione dei diversi amministratori nominati e succedutesi negli anni. Tale situazione ha fatto sì che detto soggetto fosse in grado di gestire il personale, ogni vicenda direzionale d’azienda, oltre agli aspetti amministravo-contabili e di gestione delle liquidità finanziarie, bancarie e di cassa».

L’indagato in questione sarebbe un 74enne di Cantù, formalmente residente in Valle d’Aosta. Secondo quanto sostenuto dall’accusa, «l’ampia disponibilità di denaro pubblico garantita» gli avrebbe «permesso, negli anni, di sottrarre quasi 600.000 euro dalle casse della società, talvolta tramite bonifici diretti sul proprio conto corrente, poi giustificati contabilmente da voci di costo fittizie, in altre occasioni addirittura mediante dirette sottrazioni di denaro contante detenuto nella cassa, prelevato con la finalità di essere depositato in banca, ma in realtà speso per far fronte a interessi di carattere personale». Attualmente, oltre al 74enne, risultano indagati i due amministratori per il reato di peculato «in ragione delle somme sottratte e delle false comunicazioni sociali, avendo riportato, in bilancio, voci di costo inesistenti e idonee a dissimulare le condotte distrattive». Si tratta di una 57enne di Mozzate e di un 43enne di Rovellasca.

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