La fine di un’epoca d’oro: Campione dice basta  alle indennità di pensione
Economia, Territorio

La fine di un’epoca d’oro: Campione dice basta alle indennità di pensione

Sotto i colpi di una crisi forse impensabile sino a qualche anno fa, a Campione d’Italia va in frantumi un altro pezzo di storia. Stasera il consiglio comunale discute la cancellazione dell’indennità di pensione erogata dal municipio ai cittadini che ricevono un assegno previdenziale inferiore alla soglia minima vitale per chi vive nell’enclave sul Lago Ceresio.
I debiti del Comune sono ormai una montagna, tanto che la giunta sta pensando addirittura a una procedura di mobilità per una parte dei dipendenti. L’indennità di pensione non viene versata da oltre due anni, perché le casse sono vuote. Ma il diritto a riscuotere l’integrazione rimane, sancito com’è in un regolamento.
Ragione per cui, la mancata corresponsione equivale, di fatto, a una crescita costante del debito. Situazione non più sostenibile, contro la quale gli amministratori devono prendere le necessarie contromisure.
Davvero Campione d’Italia, in questi ultimi anni, è diventato un altro mondo. Da gallina in grado di covare uova d’oro un po’ per tutti – in primo luogo lo Stato, che infilava le mani nel tesoro del Casinò per pagare gli informatori dei servizi – a problema di difficilissima soluzione. Soprattutto per chi si è assunto l’onere di governarla, vincendo elezioni alle quali la maggioranza uscente (forse non a caso) aveva scelto di non partecipare nemmeno.
Sta di fatto che stasera un colpo di piccone potrebbe fare a pezzi un’altra pietra angolare del “sistema Campione”. Il consiglio comunale potrebbe decidere di congelare o addirittura cancellare la norma regolamentare che stabilisce il diritto a chi risiede da almeno 10 anni in paese e ha lavorato nell’enclave di ricevere un assegno di “sopravvivenza” di 1.400 franchi. Parola forte, sopravvivenza. Ma non del tutto sbagliata, perché con la pensione italiana nell’enclave non si vive. Anche a Campione ci sono anziani che non superano i mille euro al mese di pensione. Soldi con cui non arrivano neanche a pagare l’affitto.
Un tentativo di salvare almeno in parte l’indennità potrebbe essere ancorato alla presentazione, da parte dei residenti, di una dichiarazione Isee (il cosiddetto redditometro), ma il calcolo dello stesso per chi vive nell’enclave è complicato, dato che i parametri di riferimento sono misti (svizzeri e italiani) e di difficile applicazione.
Il tavolo regionale
Intanto oggi pomeriggio si riunisce a Milano il tavolo di trattativa sugli esuberi annunciati al Casinò. Dopo il verbale di mancato accordo tra azienda e sindacati, è stato scelto di rivolgersi alla mediazione dell’agenzia regionale preposta ad affrontare le situazioni di crisi.
Le premesse sono difficili. La casa da gioco ha presentato un piano che prevede 156 licenziamenti su un totale di 492 dipendenti, oltre alla esternalizzazione di una serie di servizi.
Il sindacato potrebbe presentare oggi al tavolo una contro-proposta che, poggiandosi sulla leva della Legge Fornero, preveda un numero elevato di pre-pensionamenti e una ridistribuzione dei carichi di lavoro con l’obiettivo di ridurre al massimo gli esuberi.
Il problema di fondo restano i 18 milioni di franchi che il Casinò deve dare ogni anno al Comune. Un contributo oggi troppo oneroso.
La trattativa di oggi a Milano si soffermerà sicuramente anche su questo tema, anche se non è possibile fare alcuna previsione. Certamente il tavolo non concluderà i suoi lavori in un’unica giornata.

19 aprile 2018

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Redazione Corriere di Como

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