La fontana di piazza Cavour nel nuovo libro di Mario Biondi

Mario Biondi

Mario Biondi, scrittore comasco, torna a pubblicare. Il suo nuovo libro, una raccolta di racconti, si intitola Sognando la vita e lo pubblica Oligo Editore di Mantova nella collana “Krusòs” diretta da Davide Bregola.
Scrive Mario Biondi nella Premessa ai racconti: «Che la vita possa essere una sorta di sogno non l’ho certamente scoperto io, ma quanto più mi inoltro nella mia, tanto più fatico a distinguerla dai sogni. Mi scopro sempre più spesso a chiedermi: quella vicenda l’ho davvero vissuta o l’ho soltanto sognata? E quel luogo? Quando mai ci sono stato? Eppure è lì davanti alla mia mente, in tutti i minimi particolari. “Nel nostro cervello ci sono ricordi di fatti che in realtà non abbiamo mai vissuto”. È una frase che ho visto scritta su un muro tanti anni fa: sembrava fatta apposta per le storie che andavo via via raccontando. Se non li abbiamo vissuti nella realtà, quei fatti, come possiamo ricordarceli? Oppure il sogno è un’altra faccia della realtà? O forse il sogno è una realtà che viviamo in parallelo alla realtà concreta della vita?». Ecco il filo conduttore e il senso dei racconti qui raccolti.
Classe 1939, poeta, narratore, critico letterario e traduttore, Mario Biondi ha pubblicato una ventina di libri con diversi editori, tra i quali Rizzoli (cinque) e Longanesi (cinque). Per il romanzo Gli occhi di una donna, saga familiare ambientata sul lago di Como, gli è stato assegnato il Premio SuperCampiello nel 1985. Ha lavorato per oltre sedici anni in case editrici e poi ha continuato l’attività come libero consulente. Tra i settantadue libri che ha tradotto dall’angloamericano se ne annoverano diversi di quattro Premi Nobel (Singer, Soyinka, Golding e Pamuk).
Un libro godibile, ironico, a volte anche spiazzante questa nuova raccolta di racconti, in cui Biondi si diverte a riprendere personaggi che lo accompagnano da una vita come alcuni esponenti della «famigliona» Olgiati Drezzo protagonista di Gli occhi di una donna o Delfina di Valfresca, la protagonista del romanzo La civetta sul comò del 1986, che poi Biondi ha riproposto in formato di libro elettronico con il titolo originale L’Araba fenice. «Seguo l’esempio di Balzac, i miei personaggi sono sempre con me – dice lo scrittore – Fanno parte di un mondo parallelo al nostro».
Ed è sempre con lui anche la Como che lo ha visto studente al liceo classico “Volta”. Uno dei racconti del nuovo libro, come documenta la foto in copertina, è dedicato alla vicenda della fontana di piazza Cavour che oggi è al Bronx di New York, i lariani vollero disfarsene perché aveva naiadi troppo sensuali: «Torno spesso ad ammirare il mio lago – dice Biondi – percorro la Valfresca e mi fermo in un punto preciso, dove godo di una vista eccezionale sul Lario. Per me Como è il lago soprattutto, la città l’ho frequentata poco perché da giovane dovevo correre a prendere la corriera, e poi il mio primo romanzo Il lupo bambino, il cui manoscritto era andato perso e che ho recuperato con un colpo di fortuna, l’ho scritto durante il militare a Padova».
«Per me la scrittura – aggiunge Biondi – è soprattutto piacere. Ho una grande ammirazione per chi frequenta i corsi di scrittura creativa, ma io mi diverto sempre molto a scrivere, ed è una cosa che ho capito presto, fin dai temi del liceo».
In uno dei racconti pubblicati nel volume Biondi riproduce il dattiloscritto di una poesia scritta in quegli anni del Volta a Como. «Sono testi che ho ritrovato di recente, allora avevo l’ingenuità dei sedici anni, ma anche allora per me scrivere era essenziale, come lo è anche ora: è come respirare, non potrei farne a meno».
Una passione che lo destinava alla facoltà di lettere. Ma Biondi preferì Economia alla Bocconi. «Ottima scelta, la coazione a scrivere mi stava creando troppe illusioni, cosa avrei potuto fare come scrittore a Como? E allora scelsi i numeri, e scelsi bene – conclude – Anche se poi sono tornato a occuparmi a tempo pieno di cose culturali nelle case editrici e come scrittore, gli anni che ho passato da manager mi sono serviti. Ho maturato un senso della disciplina e un rigore che mi hanno aiutato molto».

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