LA GENIALE INVENZIONE DELL’ENCICLOPEDIA A FASCICOLI. UN MODO DI FARE CULTURA VALIDO ANCHE AI TEMPI DEL WEB

Risponde Renzo Romano:

È morto l’editore Rino Fabbri che inventò l’enciclopedia a fascicoli. Erano gli anni ’60 e  la famosa casa editrice raggiunse il successo proponendo l’enciclopedia illustrata, venduta a fascicoli nelle edicole. In pochi anni i fascicoli venduti raggiunsero i 600 milioni. Anch’io, quand’ero ragazzo, ho studiato su quei libri acquistati a “pezzi” dai miei genitori, che nel frattempo avevano fatto rilegare (ho ancora nella libreria di casa la mia adorata enciclopedia “Conoscere”). Oggi i tempi sono cambiati. Il fascino di studiare e possedere un’enciclopedia pare tramontato. Su Internet si trova di tutto, a portata di mano e di portafoglio e i nostri figli fanno le ricerche scolastiche utilizzando Google o gli altri motori del web. Tuttavia credo che quel modo di fare cultura e di divulgare la conoscenza sia stato geniale e non sia ancora del tutto tramontato. Mi sbaglio, professore?

Antonello Giusti

Caro Antonello,
l’idea della “cultura a fascicoli” geniale lo è stata certamente. L’enciclopedia “Conoscere”, da lei ricordata, pubblicata in 48 fascicoli all’anno a partire dal 1958, venduta nelle edicole in sei edizioni aggiornate, ebbe un successo straordinario e fu tradotta in ben tredici lingue. Nello stesso periodo uscirono altre pubblicazioni a fascicoli destinate a restare nella storia dell’editoria: “Capolavori nei secoli”, “I maestri del colore”, “La Divina Commedia”, “La Bibbia”.L’innovazione fu decisiva: i cittadini italiani vennero avvicinati alla cultura, con costi contenuti e comodità. E qualche volta anche con sgradita insistenza come testimonia un episodio che mi riguarda.Era allora in uso la vendita “porta a porta”. Un giorno mia madre mi mostra un foglio con l’offerta di acquisto di una collezione infinita di non ricordo quale collana di capolavori. Un “astuto” venditore aveva approfittato della sua ingenuità; ci volle un intervento del maresciallo dei carabinieri per risolvere amichevolmente la triste faccenda.Lei mi chiede, caro lettore, se tale modo di “fare cultura” sia tramontato.Io credo proprio di no: nelle librerie, soprattutto nelle edicole, si vendono ancora oggi corsi di lingue a fascicoli settimanali, collane di libri, pubblicazioni artistiche, raccolte di orologi d’epoca, soldatini di piombo, enciclopedie, film prima in cassetta e adesso in dvd…Pubblicazioni tutte corredate e arricchite da supporti multimediali graditi e apprezzati soprattutto dai giovani.Qualcuno storcerà il naso in un gesto di non trattenuto disappunto davanti a quel presuntuoso merito di “fare cultura” attribuito a quel tipo di pubblicazioni.Sicuramente non saranno mancati coloro che hanno acquistato puntualmente ogni settimana per anni e, alla fine, fatto rilegare un’enciclopedia o una raccolta infinita di capolavori per motivi soprattutto estetici, insomma perché ben in vista nel salotto di casa facevano davvero una gran bella figura.Non è certamente vendere “cultura a fascicoli” un “fare cultura”, ma almeno un tentativo di divulgare conoscenze, certamente sì. Lei, caro Antonello, per spiegare il “tramonto” delle enciclopedie, fa un’affermazione che dovrebbe farci riflettere: “I nostri figli fanno le ricerche scolastiche utilizzando Google e altri motori sul web”. Un computer collegato a Internet, poche battute sulla tastiera, qualche secondo ed ecco apparire sul monitor tutto di tutti, un clic su “stampa” e la ricerca è pronta, il “ricercatore” soddisfatto, il professore gongolante per la qualità e quantità delle notizie trovate dal suo abilissimo alunno.La provocatoria sequenza è una sorta di manuale su come “non fare” una ricerca.Ieri si “sfogliava” l’enciclopedia, oggi si “naviga” nel web. Ieri si consultavano pagine e pagine e poi si prendevano “appunti” sul quaderno con penna e matita, oggi si visitano infiniti siti e con un bel “copia e incolla” si confeziona la ricerca con tanto di illustrazioni e magari anche di filmati, e infine si stampa.Ovviamente non c’è confronto tra i risultati finali delle due ricerche. La prima nasce da faticose successive consultazioni di libri e enciclopedie in casa, a scuola o nella Biblioteca comunale; la seconda spazia in un universo di notizie, commenti, riflessioni, c’è solo l’imbarazzo della scelta.Quale sia migliore, o più utile, dipende dall’obiettivo del lavoro di ricerca. La potenzialità di Internet è infinita, perché infinite sono le fonti di informazioni raggiungibili.Mi sento di dire che la ricchezza del web rende una ricerca in Internet certamente più difficile e faticosa di quella fatta sui libri.Ho, tuttavia, il timore che la fiducia assoluta, spesso acritica, in tutto ciò che si trova sulla rete, la facilità di accedervi e il conseguente continuo ricorso a essa in occasione di ricerche e approfondimenti piuttosto che ai libri possa privare i ragazzi del piacere fisico, epidermico e di soddisfazione, che si prova allorché si “tocca” un libro, lo si “sfoglia”, si sottolineano le frasi, lo si legge e rilegge… È contingente e insistita l’invasione degli ebook, ovvero dei libri in formato elettronico, ma per me il gusto di leggere un libro “cartaceo” è tutt’altra cosa.Non rifiuto certamente il nuovo, ebook, Internet e quant’altro che, anzi, utilizzo a piene mani ed è ragione nella mia professione, ma i libri “guai” a toccarmeli…

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