La grave razzia al cimitero di Camnago Volta. Un atto sacrilego figlio di inciviltà e incuria

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Agostino Clerici

La croce divelta dalla lapide di un mio conoscente, il tentato furto di lastre di rame, i gravi vandalismi avvenuti in questi giorni al cimitero di Camnago Volta mi hanno sconvolta. Il peggio è che questo ennesimo episodio è uno dei tanti che accadono nei camposanti comaschi. E tutto ciò si assomma spesso – ma ciò è un altro problema – all’incuria per carenza di personale e spesso a lavori di manutenzione programmati e mai eseguiti per mancanza di fondi o lungaggini burocratiche. Una cosa è certa: una società che non rispetta i suoi morti o i suoi luoghi sacri è destinata a decadere. Inesorabilmente!

Ci sarebbe da pensare che questa nostra società sia già decaduta e che proprio per questo non rispetta più nemmeno i morti o i luoghi sacri. I furti di rame nei cimiteri – e non solo lì – sono l’esempio più lampante di come una ricerca spasmodica del danaro seppellisca i valori, anche quelli più universali come il rispetto per i morti. Rubare è sempre sbagliato, ma rubare in un cimitero è ancora più grave, perché manifesta una noncuranza e una impudenza che non si fa più alcuno scrupolo. E bisognerebbe ricordare che, per un cristiano, rubare una croce da un camposanto è addirittura un grave atto sacrilego, che intacca il rapporto con Dio oltre che quello con gli uomini. Vi sono certamente crimini ben più efferati che il rubare rame in un cimitero, ma in un reato come questo si manifesta, in un certo senso, il peccato originale del rubare stesso, quella smania di possedere che non fa guardare in faccia a nessuno, che spinge a superare ogni limite: il cimitero diventa così un luogo come qualunque altro, senza più alcun riferimento ideale o religioso, e una tomba finisce con l’essere solo una piccola… miniera di rame. La china discendente nella moralità pubblica è sempre più marcata, anche se – giova ricordarlo – lo sconcerto stesso per gesti come quello verificatosi nel cimitero di Camnago Volta manifesta un bisogno di risalita che accomuna tanti cittadini, i quali vorrebbero sentirsi più aiutati e protetti dalla pubblica amministrazione. E qui c’è l’altro problema suggerito dalla nostra lettrice. Se in una città come Como non è garantito nemmeno un custode per ognuno dei nove cimiteri comunali, significa che qualcosa non funziona nella gestione amministrativa e che la tavola dei diritti irrinunciabili rischia di mandare in frantumi la tavola altrettanto importante dei doveri irrinunciabili che un’amministrazione ha nei confronti dei propri cittadini. Se poi aggiungiamo che il cimitero di Camnago Volta custodisce anche il mausoleo con le spoglie di un illustre cittadino, Alessandro Volta, l’assenza di una vigilanza desta ancora più meraviglia e sconcerto. Al problema dei furti s’assomma quello dei vandalismi e delle scritte sui muri, che aggiungono scempio a incuria. So benissimo che non basta un vigilante a scoraggiare l’inciviltà, ma è comunque un segnale forte di presidio pubblico del territorio. Mi vien da dire che le lungaggini burocratiche, purtroppo, riguardano i vivi e i luoghi in cui pullula la vita, figurarsi i cimiteri… Ma non può essere questa una facile scusante per l’immobilismo o il pressappochismo decisionale che, purtroppo, vediamo continuamente all’opera anche dentro i palazzi della politica. E non può essere nemmeno per il cittadino un alibi per sentirsi sollevato da ogni dovere civico: ogni cittadino faccia quello che è nelle sue possibilità, vigilando e custodendo il patrimonio della collettività come un bene avvertito soprattutto come suo.

Francesca L.

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