Cronaca

LA GUERRA DEI PIN. RIVINCITA DEI BUROCRATI

di Mario Guidotti

Nuova carta sconto per la benzina
La burocrazia al servizio del cittadino o il cittadino al servizio della burocrazia? Come purtroppo spesso capita, un servizio positivo, con una ricaduta utilissima, è gestito malamente e diventa una vessazione, quasi un’ossessione per l’utente. Stiamo parlando del passaggio del sistema di sconto benzina dalla vecchia tessera alla carta dei servizi omnicomprensiva che la Regione ci fornisce.
L’idea è buona, anzi ottima, direi geniale: una tesserina con la quale nella nostra regione possiamo

gestire diverse attività, dalla cartella sanitaria, alla tutela sociale, fino allo sconto benzina, autentico privilegio (uno almeno lasciatecelo) e ossigeno puro per i borsellini di noi cittadini comaschi.
Bene, direte, facciamo festa e ammazziamo il vitello grasso perché è tornato il figliol prodigo: l’amministrazione pubblica ci viene incontro e ci aiuta. Ci offre un sistema che possiamo definire di qualità: la capacità di soddisfare esigenze specifiche ed implicite. E invece no. Qualcosa di traverso doveva pur mettersi. Dovevano inventare qualcosa che ci complicasse la vita. E allora come fare? Non potendo applicare un percorso a ostacoli magari con salto con l’asta e triplo avvitamento carpiato mortale si sono inventati il Pin.
Trattasi di una magica parolina che rappresenta l’acronimo di Personal Identification Number, sequenza di caratteri che personalizza l’uso di un dispositivo e che quindi autorizza a usarlo chi ne ha diritto. In questo caso, appunto, la carta dei servizi. Cosa sacrosanta in un sistema informatico complesso spesso oggetto di incursioni di mascalzoni e imbroglioni vari. Ma il punto è che questo Pin non viene inviato a casa come la logica prevede, ma deve essere ritirato presso punti pubblici. Pochi, localizzati ed aperti secondo le esigenze della burocrazia, non certo dell’utente. E quindi assaltatissimi. Ovviamente il Pin deve andare a ritirarselo l’interessato, che magari lavora o studia a Milano o chissà dove, in orari d’ufficio, per forza.
La cosa si complica ancora di più per i tempi applicativi limitati. Ma non si poteva fare con un po’ più di calma? Dopo anni e anni di vecchio sistema, in poco più di un mese dobbiamo catapultarci a cambiare tutto, intasando gli uffici predisposti, facendo le nostre brave code e tornando quindi a fare i sudditi. Che tanto ci mancava.
Quali risultati si prevedono? Che molti non ce la faranno e torneranno in Svizzera a fare il pieno, magari mandando l’amico, il parente, il portinaio, il pensionato del palazzo (ce n’è sempre uno che fa i lavoretti per tutti noi, vero e proprio nostro avatar, replicante, ologramma), figure benedette per chi lavora con orari impossibili o in altra città.
Suggerimenti? Preghierina per gli amministratori della cosa pubblica: aumentate i punti di distribuzione del Pin, allungate gli orari e dilatate i tempi di applicazione del nuovo sistema. A proposito, è molto gradito il “mercoledì del cittadino” con il pomeriggio ad uffici aperti. A quando il sabato (almeno al mattino) del cittadino?

Leggi l’articolo di Campione in CRONACA

22 gennaio 2011

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