La guerra sulla “movida” è anche uno scontro tra generazioni

Lago della bilancia                                                                                                                di Lorenzo Morandotti
La “movida”, sinonimo di vita notturna, può essere un Giano bifronte: apprezzabile strumento per misurare la temperatura dell’accoglienza e della vivacità del territorio, è boomerang di cui rischiano di fare le spese i residenti che hanno tutta l’intenzione (e il diritto) di dormire i sonni dei giusti. Se ne discute in questi giorni a Como. A costo di dividersi in fazioni. Con l’approssimarsi della bella stagione, la voglia di stare all’aperto fino alle ore piccole con gli amici cresce. Soprattutto tra i giovani, generazionalmente più portati
a trasgredire, anche a costo di trascendere qualche volta, le regole della convivenza. Attorno a queste ultime sembrano fare quadrato, sul fronte opposto, i più attempati, una volta si diceva i “matusa”. Che, codici e buonsenso alla mano, invitano a dimenticare il guanto di velluto con chi schiamazza oltre i limiti, riconducendo il dibattito alla realtà: città turistica sì, ma per carità non confondeteci con Rimini. A Milano, invece, dove la settimana del design impazza, è un pullulare di “movide” nel segno della creatività e della cultura da cui Como avrebbe da imparare: una miriade di occasioni d’incontro per socializzare, diurne e serali. Mai anarchiche, però, mai spontanee e quindi difficili da controllare (i rave che colpiscono e si ritirano nel buio della notte insegnano) ma legate tutte a un tema forte o da esso irradiate. Il risveglio di primavera che a Milano ha l’entusiasmo del “Salone del Mobile” contagia, guarda caso, anche la Brianza dove si organizzano proprio nel segno dell’arredo “minimovide” a Cantù e a Mariano con vari progetti di animazione per catturare buyer e visitatori della kermesse meneghina. Allargare gli orizzonti non guasta.

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