La Lega dei Ticinesi: «Numeri inaccettabili. Situazione al limite»

L’intervista
Lorenzo Quadri, deputato al Parlamento di Berna per la Lega dei Ticinesi, è uno degli uomini politici che più di altri si son occupati della questione frontalieri. Spesso attaccando, in modo anche duro, gli italiani che varcano ogni giorno il confine per andare a lavorare.
«Quanto previsto si sta avverando – dice adesso Quadri commentando le cifre sui permessi inferiori ai 90 giorni rilasciati in Ticino nel 2011 – C’è un aumento di quasi il 30%, con prospettive di crescita anche in futuro
. Qualcosa di molto preoccupante».
Il deputato luganese spiega che un dato essenziale per comprendere il fenomeno nella sua complessità è «il numero delle giornate lavorative. Soltanto conoscendo questo numero si potrebbero anche stimare i volumi d’affari reali. Secondo me stiamo parlando di centinaia di milioni di franchi svizzeri».
La crescita del numero di permessi rilasciati agli artigiani italiani viene comunque giudicata da Quadri in modo totalmente negativo. «L’evoluzione della nostra economia non giustifica queste cifre – dice – non siamo certamente cresciuti del 30%, questo significa che una grossa fetta di lavoro è andata nel 2011 a professionisti d’oltreconfine. È tutto da dimostrare che questo lavoro non potesse essere fatto dai nostri artigiani».
Il problema è capire perché i ticinesi si rivolgono agli italiani. La risposta è semplice: costano meno. «C’è un risparmio, è evidente – ammette il parlamentare della Lega dei Ticinesi – anche perché i controlli da noi sono rigidi, le imprese rispettano tutte le regole. Cosa che forse non tutti gli italiani fanno, entrando così nel mercato con prezzi concorrenziali, impossibili da sostenere per i residenti. E in ogni caso, se queste notifiche si aggiungono ai famosi 50mila frontalieri si capisce bene come il fenomeno sia ormai insostenibile».

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