La Lega rischia di spaccarsi. Il sindaco Borradori: «Chi ci ha preceduto ha le sue responsabilità»

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Gli sfottò dei socialisti corrono sulla rete

Le tasse non sono un problema politico soltanto in Italia. Attorno alla bolletta fiscale si combattono battaglie elettorali dappertutto.
Non fa eccezione la vicina Svizzera, dove anzi c’è da anni un partito – la Lega dei Ticinesi – che ha fatto della diminuzione dei tributi la propria bandiera.
È quindi del tutto paradossale – e sono molti, oggi, gli osservatori ticinesi che su questo riflettono – vedere la Lega costretta a brandire il randello fiscale nella città che più di ogni altra

ha dato al partito voti e visibilità. La decisione di aumentare di 10 punti il moltiplicatore fiscale a Lugano sta letteralmente dilaniando la Lega dei Ticinesi dando nel contempo agli storici avversari socialisti il via libera per una campagna a metà tra lo sfottò e le considerazioni politiche.
«Il semicantone di Lugano a guida leghista e con oltre un miliardo di debito pubblico (poco distante da quello del Cantone… che ha però il sestuplo di abitanti) aumenta del 10% le imposte, introduce nuove tasse (rifiuti in primis), licenzia e… e non è ancora finita. Il Partito delle tasse è ormai a pieno titolo quello che regna sul Ceresio», scrivono su Facebook i socialisti.
Uno schiaffo vero e proprio, contro il quale è difficile reagire. D’altronde, è del tutto evidente che le posizioni nel partito creato da Giuliano Bignasca siano molto distanti tra loro. Il sindaco Marco Borradori e il responsabile del Bilancio, Michele Foletti, hanno di fatto avallato la manovra lacrime e sangue. Mentre l’altro leghista in municipio, Lorenzo Quadri, noto per le posizioni oltranziste soprattutto contro i frontalieri e i lavoratori autonomi italiani, ha detto chiaro e tondo di aver votato contro l’aumento delle tasse.
Probabilmente, questo è il momento più difficile per la Lega dopo la morte del fondatore. Bignasca, scomparso durante la campagna elettorale del 2013 quasi un anno fa, era il “padrone” del partito e mai avrebbe permesso probabilmente una simile manovra fiscale.
Ma adesso le cose sono cambiate. E in varie interviste rilasciate tra giovedì e venerdì dal sindaco ai media ticinesi, appare chiaro ed evidente l’avvicinarsi di una resa dei conti all’interno del movimento di via Monte Boglia.
«Se non alzassimo il moltiplicatore – ha detto Borradori – già l’anno prossimo non avremmo più capitale e ciò equivarrebbe a un fallimento del Comune, entreremmo in una spirale dalla quale non saremmo più in grado di uscire».
Alla domanda specifica sulle responsabilità del dissesto finanziario, Borradori ha risposto nel modo più diplomatico possibile, ma non ha potuto tacere anche se indirettamente le responsabilità dei predecessori, compreso lo stesso Bignasca: «Sin dal 2007-2008 era chiara una tendenza negativa dei conti, si sapeva che la situazione sarebbe precipitata. L’unico rimprovero che faccio alla Lega, ai liberali e a chi poteva guardare i conti della Città è di non aver percepito in fretta la situazione e di non aver agito prima. Se si fosse fatto qualcosa uno o due anni fa oggi saremmo in condizioni diverse»

Nella foto:
Probabilmente, questo è il momento più difficile per la Lega dopo la morte del fondatore. Giuliano Bignasca (a destra), scomparso durante la campagna elettorale del 2013 quasi un anno fa. Era il “padrone” del partito e mai avrebbe permesso una simile manovra fiscale

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