Cronaca

La «lezione» alla vittima: un’agonia lunga ore

I particolari atroci del delitto: gli hanno anche spezzato una gamba
(m.pv.) Ecco l’agghiacciante ricostruzione del delitto secondo la versione della mobile e del pm Massimo Astori. Sono le 23.30 dell’8 giugno. Rodolfo Locatelli è stato incaricato dagli altri di prelevare Ernesto Albanese e di portarlo da loro per «dargli una lezione». Lo aspetta con una mazza nel piazzale della chiesa di Bulgorello. Quando lo vede gli si avventa addosso, lo colpisce con il legno e con due pugni. A questo punto lo fa salire sull’auto della vittima – una Clio – e raggiungono insieme un parcheggio di Cassina Rizzardi.
Albanese sapeva chi lo cercava, in quanto avrebbe risposto all’aggressore «che erano tutte tarantelle del panzone». Intendendo con quest’ultima affermazione Luciano Nocera con cui da tempo litigava. Nel parcheggio per i Tir arrivano Andrea Internicola e Francesco Virgato. Qui sarebbe seguita una nuova colluttazione e Albanese sarebbe stato caricano nel bagagliaio della sua auto. Il gruppo a questo punto avrebbe raggiunto un bosco di Guanzate. Virgato si sarebbe allontanato, andando a prendere Nocera.
Una volta tornati nel bosco, sarebbe stato proprio Nocera a sferrare il primo fendente con Albanese ancora mezzo seduto nel bagagliaio. Poi l’arma sarebbe passata a Virgato che avrebbe sferrato «più di 30 fendenti», tra cui due importanti alla schiena. Gli ultimi colpi li avrebbe inferti Andrea Internicola. Il tutto mentre Locatelli faceva luce con il telefonino. Filippo Internicola non sarebbe stato presente in quanto ammalato, ma viene contestato comunque l’omicidio perché avrebbe preso parte all’organizzazione del piano. L’agonia sarebbe stata lunghissima, pare due o tre ore. La vittima avrebbe anche supplicato un colpo di grazia per porre fine allo strazio. La banda avrebbe poi provato a seppellire il corpo nel bosco (con pala e piccone) senza riuscirci. Così l’avrebbe nascosto con foglie e rami per poi darsi appuntamento il giorno dopo in una villetta di Guanzate degli Internicola. Qui alla mattina sarebbe stata scavata la buca (da Melillo). Poi in serata, dopo una grigliata accanto alla tomba, Nocera avrebbe dato l’ordine: «Andiamo a prenderlo nel bosco». Alla vittima sarebbe stato inferto un ultimo oltraggio: non entrando nell’auto, gli sarebbe stata spezzata una gamba. Poi, di notte, il seppellimento.

28 Ottobre 2014

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