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La lezione dell’alpino Barisonzi

 

alt«Scelsi di andare in Afghanistan per la voglia di dare il mio contributo al Paese»

Quando il giovane alpino Luca Barisonzi ha fatto il suo ingresso nel salone dell’oratorio Don Bosco di Ponte Lambro è stato accolto dal fragoroso applauso degli studenti e degli insegnanti della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto “Aldo Moro”. Ma la calorosa accoglienza è stata solo l’inizio di un incontro che ha destato tutta l’attenzione dei giovani, attraverso il racconto di fatti vissuti che hanno lo spessore delle scelte ispirate da alti valori e ideali.
Insieme con

il capo d’istituto, con alcuni sindaci della zona oltre ad autorità civili e religiose, ad attendere l’alpino Luca, e ad abbracciarlo appena sceso dall’auto, c’erano il vicepresidente dell’Ana nazionale, Adriano Crugnola, e il presidente degli Alpini sezione di Como Enrico Gaffuri.
Barisonzi, nativo di Voghera, dopo l’arruolamento è stato assegnato all’ottavo Reggimento Alpini. La sua prima missione all’estero, iniziata nel settembre 2010, lo ha condotto in Afghanistan.
Ed è stato lì che il 18 gennaio 2011, di ritorno da un pattugliamento, è stato ferito gravemente da un terrorista infiltrato fra le truppe afghane. Accanto a lui è stato colpito a morte il caporal maggiore Luca Sanna. Rientrato in volo in Italia è stato operato all’Ospedale Niguarda di Milano e ora è costretto sulla sedia a rotelle.
Nella continuità dei valori che accomunano la sua scelta originaria di essere soldato al nuovo impegno sociale di oggi, il giovane ha fatto della sua esperienza la traccia per un nuovo cammino di vita ed è impegnato a favore dell’Unità Spinale presso lo stesso Niguarda.
Ha narrato la sua esperienza di vita nel libro “L’Italia chiamò”, edito da Mursia e curato da Paola Chiesa. In apertura del dialogo, a proposito del motivo che lo ha spinto a diventare soldato e «gli ha fatto mettere il cappello in testa», la prima risposta del giovane alpino è già apparsa un insegnamento: «Una piacevole voglia di dare il mio contributo al mio Paese».
Non sono stati solo i ragazzi a riflettere sulle risposte che lo sfortunato alpino ha continuato a dare alla platea.
Le domande degli studenti a Luca Barisonzi, mai banali, hanno contribuito a mettere in luce gli aspetti più profondi della sua esperienza così come gli elementi concreti della quotidianità, nonché l’interesse per un paese lontano come l’Afghanistan.
Il giovane alpino ha spiegato che i suoi genitori hanno saputo accettare una scelta difficile e radicale perché sapevano che era quello in cui credeva. Si era sentito chiamato a dare il suo contributo per il nostro Paese e non solo, anche per i Paesi dove ce n’era bisogno.
Particolarmente toccanti sono i suoi ricordi della popolazione afghana: i bambini si rendono felici «con niente», gli basta avere dei sassi per giocare, e spesso non vanno a scuola e fanno i pastori per aiutare le loro famiglie.
In particolare lo sfortunato alpino ha nel cuore un bambino che tutti i giorni inesorabilmente si recava al ruscello a prelevare acqua potabile la caricava sul suo asinello per portala sugli avamposti dove si trovavano gli alpini italiani.
A uno studente che chiedeva un consiglio per chi volesse arruolarsi, Barisonzi ha risposto con parole che possono guidare qualsiasi scelta nella vita: ognuno si guardi dentro, faccia una attenta analisi dei suoi desideri e prenda le conseguenti decisioni.
La vita militare, ha precisato «non è facile: è piena di tanti sacrifici. Spesso il regalo più bello è fare una doccia – ha detto – ma è anche una vita ricca di enormi soddisfazioni». Appena arrivato in Afghanistan aveva notato tanta sabbia? Quanto alla paura, una volta in missione, è riuscito a dominarla solo grazie al forte addestramento effettuato. «La presenza sul territorio delle forze italiane – ha sottolineato l’alpino – è poco conosciuta e ha un fine positivo, permettendo il ripopolamento dei villaggi e la frequenza delle scuole».
Achille Gregori, past president dell’Ana di Como, commenta così l’incontro, promosso dai gruppi di Ponte Lambro, Caslino d’Erba e Castelmarte del sodalizio comasco: «Ho visto con soddisfazione la grande partecipazione dei ragazzi – dice – Si tratta di una delle iniziative nell’ambito del Progetto Scuola, di cui la nostra sezione è pilota a livello nazionale».
«Un modo per cercare di stare con i ragazzi – ha aggiunto – e di colloquiare con loro su vicende spesso sconosciute o quasi, cercando di sviluppare ciò che nel tempo si è perso: i principi più sani che hanno animato i nostri padri, i nostri nonni che hanno fatto l’Italia».

Giuliana Panzeri

Nella foto:
L’alpino Luca Barisonzi durante l’incontro con gli studenti delle scuole di Ponte Lambro (Fkd)
23 marzo 2013

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