La Lombardia da rossa ad arancione. Fontana: «Non siamo al “liberi tutti”»

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Da rosso ad arancione. Domani la Lombardia assapora un po’ più di libertà. Poca, invero. E tutta a favore dei commercianti e di chi vive nei grandi e medi centri urbani. Sì, perché gli unici cambiamenti di rilievo saranno i negozi aperti, la scuola media ed elementare in presenza e i centri sportivi funzionanti.
Gli spostamenti fuori dal proprio comune saranno comunque vietati, a meno che non vi siano motivi urgenti e inderogabili. Mentre il coprifuoco inizierà alle 22 e non più alle 18.
In ogni caso, il ministro della Salute Roberto Speranza firmerà oggi la nuova ordinanza con cui, a partire da domani, si dispone l’area arancione per Lombardia, Piemonte e Calabria e l’area gialla per Liguria e Sicilia. «Il comportamento serio dei lombardi tenuto in queste settimane ha permesso di ottenere che la Lombardia entrasse nella zona arancione – ha detto ieri pomeriggio in conferenza stampa il presidente della Regione, Attilio Fontana – Credo che sia una notizia importante, diretta conseguenza della valutazione di tutti i numeri che in questi ultimi giorni sono sempre stati positivi e che continuano a esserlo. Non bisogna però abbassare la guardia».
L’arancione evoca suggestioni meno truci e preoccupate rispetto al rosso. Ma non significa «liberi tutti». Lo conferma proprio Fontana. «Bisogna assolutamente tenere conto che siamo tuttora in una situazione in cui il virus c’è ed è ancora pericoloso. Dobbiamo ribadire, sottolineare e insistere perché quei comportamenti attenti, rispettosi delle regole, del distanziamento, dell’uso della mascherina, del lavaggio delle mani devono essere ancora mantenuti. Bisogna far capire ai cittadini che non è iniziata la stagione del “liberi tutti”. Non è il momento – ha proseguito il presidente della Lombardia – in cui ci si può comportare come si faceva prima».
Resta il fatto che l’uscita dalla zona rossa cambia, almeno dal punto di vista psicologico, l’approccio delle persone alla pandemia. Accende una luce. «Siamo di fronte a una notizia molto positiva – ha detto sempre ieri in conferenza stampa Fontana – Dobbiamo consolidarla e fare in modo che si prosegua nella giusta direzione. Anche per questo, dico prima di tutto grazie ai lombardi, perché ciò che si è ottenuto è conseguenza del rispetto delle norme e delle limitazioni che in queste settimane sono state mantenute».
Ma come si è arrivati alla zona arancione? Innanzitutto, ha pesato l’indice di trasmissibilità del virus, il cosiddetto Rt, calcolato sui casi sintomatici. Ieri era in tutto il Paese a 1,03 (1,08 quello calcolato su due settimane) ma soltanto in 8 regioni inferiore a 1: Sardegna 0,71, Umbria 0,74, Liguria 0,76, Lazio 0,88, Piemonte 0,89, Marche 0,93, Puglia 0,99 e Val d’Aosta 0,99. La Lombardia rimane al momento con un indice Rt più alto, 1,17, inferiore soltanto a quelli di Toscana (1,2) e Basilicata (1,21).
Il Comitato Tecnico Scientifico (Cts) ha preso atto anche della diminuzione, negli ultimi 14 giorni, dell’incidenza dei casi positivi a livello nazionale (706,27 per 100mila abitanti).
In realtà, metà delle regioni sono ancora classificate a rischio alto, e altre 7 sono considerate a rischio moderato con una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese. La situazione è quindi tuttora critica. Ma l’impatto delle misure di mitigazione c’è stato, come emerge dalla riduzione della pressione sui servizi sanitari territoriali ed ospedalieri. Tuttavia, ammonisce il Cts, «bisogna mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone».

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