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La Lombardia in zona rossa: negozi chiusi e autocertificazione

Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, dopo la riunione della Cabina di regia dedicata al monitoraggio del rischio sanitario è stato tranciante.I dati del contagio sono in crescita da sei settimane. Per 10 regioni italiane, compresa la Lombardia, il rischio è “alto”, per 9 è “moderato” con alta probabilità di peggiorare e soltanto per la Sardegna rimane “basso”. Il Cts ha messo quindi nello “scenario 3”, che viene poi tradotto in zona rossa, la Lombardia. L’indice del contagio Rt è superiore a 1,25 (tra 1,28 e 1,32) per la regione. Questo indica un aumento dei casi anche per i prossimi 7-10 giorni. Preoccupa inoltre l’incidenza, schizzata oltre la soglia critica dei 250 casi su centomila abitanti da diversi giorni. Un passo indietro annunciato per il territorio regionale, nonostante la settimana di arancione rafforzato e la chiusura delle scuole (che per Como era stata anticipata da mercoledì 3 marzo).Restando in ambito scolastico, la zona rossa significa chiusura anche dei nidi. La scure si abbatte in modo ancora più deciso sulle attività commerciali. Soltanto i negozi di alimentari, le farmacie e poche altre attività possono tenere la saracinesca alzata. Bar e ristoranti possono proseguire unicamente con il servizio da asporto o le consegne a domicilio.Da lunedì sono più strette le limitazioni agli spostamenti, anche all’interno del comune di residenza. Servirà sempre giustificare i movimenti da casa con l’autocertificazione in caso di controlli.Ulteriore stretta anche sull’attività sportiva, mentre si allontanano le previste riaperture per tutte le attività culturali.«Mi auguro che sia l’ultimo sacrificio» ha dichiarato ieri il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana. Mario Draghi ha annunciato invece nuove misure di sostegno per le famiglie, le partite Iva e le attività economiche. «Per venire incontro alle esigenze delle famiglie, abbiamo deciso, già nel decreto legge di oggi (ieri, ndr) – ha dichiarato il presidente del Consiglio – di garantire il diritto al lavoro agile per chi ha figli in didattica a distanza o in quarantena. Per chi svolge attività che non consentono lo smart working, sarà riconosciuto l’accesso ai congedi parentali straordinari o al contributo baby-sitting».

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