LA MAFIA SILENZIOSA

Criminalità organizzata nel Comasco
«Como è un territorio caldo. Terra di frontiera, piena di emissari e cosche. In alcuni paesi della Brianza lariana, basta fare i nomi dei clan per incutere terrore».
Cesare Giuzzi è un giornalista del “Corriere della Sera”. Negli ultimi anni ha approfondito il radicamento delle reti mafiose al Nord, in particolare in Lombardia. Cura, insieme con altri colleghi, il sito www.milanomafia.com. Nei giorni scorsi la mobile di Como ha arrestato nove persone, cinque nella nostra provincia, per l’omicidio di un autotrasportatore di Varese maturato negli ambienti mafiosi. Un caso? No. Secondo Giuzzi, a Como e in Lombardia la mafia è una presenza ben più ingombrante di quanto non s’immagini. «I motivi sono, innanzitutto, storici: negli anni Sessanta i mafiosi venivano mandati al confino giudiziario, al Nord. Si sperava che, sradicata dal territorio d’origine, la criminalità organizzata andasse a morire. I fatti hanno invece dimostrato che il confino è uno strumento nefasto e fallimentare». Tanti mafiosi di Platì (Reggio Calabria) vennero ad esempio mandati a Buccinasco. Il comune in provincia di Milano è stato addirittura definito la “Platì del Nord”. «Portando sessanta mafiosi in un comune del Nord non si risolve nulla. Anzi, queste persone possono allargare la rete di malaffare e infilarsi nel sistema produttivo locale».
La mafia, sostiene Giuzzi, al Nord esiste ma si muove con cautela. «In Lombardia i mafiosi ricorrono alla violenza solo come estrema ratio. Non attirano l’attenzione. Per un omicidio non sceglierebbero mai il centro di Milano: sparerebbero, piuttosto, nel paesino della provincia di Como, per “fare notizia” solo sui giornali locali e non su quelli nazionali». Il movente dell’omicidio che ha coinvolto Como sembra legato al controllo dell’autotrasporto tra Lario e Varese. Che rapporto esiste tra mafia ed economia? «Le famiglie mafiose dispongono di grandissimi capitali, accumulati con il traffico di droga. Con la cocaina, in Lombardia. Per giustificare queste cifre, tramite giri di fatture false, creano facciate legali: cooperative di facchinaggio, aziende di movimento terra, edilizia e autotrasporto. Speculano. Offrono lavori a prezzo alto in cambio di protezione. E molti imprenditori lombardi chiudono gli occhi, stanno alle regole. Non deunciano».

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