La maggioranza: «No al governo tecnico». Il voto anticipato non entusiasma il Pd

Posizioni diverse per gli esponenti di entrambi gli schieramenti
Le voci delle dimissioni di Silvio Berlusconi si rincorrono da giorni. Ma l’accelerata verso la credibilità di questa ipotesi, ieri, è stata impressa da una frase di Giuliano Ferrara.
Secondo il direttore del Foglio, consigliere tra i più ascoltati dal presidente del consiglio, «che Silvio Berlusconi stia per cedere il passo è cosa acclarata, è questione di ore. Alcuni dicono di minuti».
Nonostante il premier abbia poi smentito su Facebook («voci destituite di fondamento»),

la sensazione è che il governo sia ormai alla resa dei conti. Il gong del round finale potrebbe suonare oggi, ancor prima del voto di fiducia sulla lettera alla Bce: il Parlamento in queste ore si esprimerà sul rendiconto economico, già bocciato una volta nei giorni scorsi.
Alla Camera i numeri sono a dir poco risicati e l’esistenza (o meno) della maggioranza si gioca sul filo del rasoio. Si parla di almeno 15 deputati incerti. Tra questi non compaiono i due comaschi, Chiara Braga (Pd) e Nicola Molteni (Lega). L’opposizione, ieri sera, stava decidendo se votare contro o astenersi in blocco. La Lega invece non molla: «Noi non tradiamo», dice Nicola Molteni. Al contrario, la Braga non voterà a favore.
Se l’ipotesi dell’Elefantino fosse confermata e Berlusconi facesse un passo indietro, si aprirebbero due scenari: un governo di responsabilità nazionale per traghettare il Paese oltre il picco della crisi, oppure elezioni immediate. Mentre la deputata Chiara Braga spinge per un governo tecnico («soluzione utile a rimettere in corsa il Paese»), il senatore del Pdl Alessio Butti e il deputato leghista Nicola Molteni chiedono invece elezioni immediate.
Butti non commenta l’ipotesi di dimissioni del premier, «perché – dice – ho imparato a non dar credito al gossip». Se, però, Berlusconi facesse un passo indietro, secondo il coordinatore provinciale del Pdl il governo tecnico non sarebbe una soluzione praticabile.
«In passato l’abbiamo sperimentato con Ciampi ed è stato un disastro – dice – so che le elezioni ora non gioverebbero al sistema Paese e all’economia, ma un governo tecnico farebbe a cazzotti con la democrazia».
Il leghista Molteni promette fedeltà a Berlusconi «in nome dell’accordo di governo firmato nel 2008», ma punzecchia gli alleati ricordando che «i malpancisti son tutti all’interno del Pdl». Una diaspora, dice, guidata da «chi vede la barca affondare e scappa, cambiando casacca, quando invece dovrebbe soltanto dimettersi».
E boccia, così come Butti, l’ipotesi di un governo di responsabilità nazionale. «O Berlusconi garantisce i numeri per governare, o si va al voto. Siamo contrari a ogni giochetto di palazzo».
Se si andasse subito al voto, secondo Molteni, «la tornata politica potrebbe essere accorpata a quella amministrativa, che porterà al voto anche il Comune e la Provincia di Como». Le elezioni amministrative, dice il deputato leghista, «verrebbero senza dubbio condizionate dal clima politico nazionale negativo, ma non stravolte. Certamente, sarà la tornata amministrativa più difficile degli ultimi quindici anni».
Secondo Chiara Braga, la vicinanza di amministrative e politiche servirebbe un assist alla sinistra. «Il fallimento del governo di centrodestra, nazionale e locale, sarebbe ancora più netto». Ma lei, sulla linea del partito, spinge per un governo tecnico, non per le urne.
«Quando Berlusconi farà questo benedetto passo indietro, spontaneo o indotto da una sfiducia, per rimettere in carreggiata il Paese servirà un governo di responsabilità nazionale, in netta discontinuità con il precedente».
Come a dire: Letta premier? «No, grazie».

Andrea Bambace

Nella foto:
Oggi alla Camera dei Deputati si vota nuovamente il rendiconto dello Stato. Il documento era stato bocciato alcuni giorni fa

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