La magia degli Oblivion, tutti a scuola di risate

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Per la prima volta sul Lario con la regia di Gioele Dix e le musiche di Lorenzo Scuda

(t.p.) “Oblivion” è il nome di un quintetto di comici-cantanti-musicisti che, strizzando un occhio al cabaret e l’altro al café chantant, danno vita a una satira corrosiva, elegante e irriverente. Uno show dissacrante che non risparmia nessuno, il loro, da Shakespeare, a Leopardi e Pascoli a Lady Gaga e Tiziano Ferro. Classica ormai è

la proposta dello show “I promessi sposi in 10 minuti”, che ha totalizzato un milione di contatti su YouTube. Il senso del ritmo ha ispirato ancora l’ensemble, sotto la guida di Gioele Dix, per una stagione che travolgerà il pubblico per la velocità delle gag, l’arguzia delle citazioni e dei riferimenti, la sensazionale tecnica vocale e la precisione scenica di una compagnia cresciuta a pane e musical.
Sono cinque artisti, garbatamente comici e irresistibilmente musicali, che oggi per la prima volta sono ospiti del Teatro Sociale di Como con Oblivion Show 2.0: il sussidiario.
Lo spettacolo, con la regia come detto di Gioele Dix e musiche di Lorenzo Scuda, è costruito come un manuale, come un rispettabilissimo sussidiario, forse non troppo scolastico, che contiene parecchie materie, dal solfeggio alla storia, passando per la letteratura.
Tra le tante sorprese, la storia di Pinocchio condensata in circa sei minuti, una spassosissima Divina Commedia, ma anche un accenno al burlesque che si presta a citazioni biografiche a giochi di parole.
Il tutto, sospeso tra travestimento e giocoleria musicale, mescolando canzoni e testi famosi, tra motivetti retrò e sonorità tecno, intrecciando Lady Gaga con Bach e Tiziano Ferro con William Shakespeare. Nel susseguirsi degli sketch, si nasconde in realtà uno sguardo beffardo, ma acuminato, su una società che assomiglia sempre di più a una parodia.
Resi famosi dalla rete, geniali nell’attualissima trasversalità di mezzi, gli Oblivion strizzano l’occhio al cabaret, ma anche come detto al café chantant, e praticano una satira tanto garbata quanto corrosiva, intrecciano, deformano, scompongono e ricompongono, inventando giochi tra musica e linguaggio. Il risultato è uno scintillante palinsesto canoro, che assicura novanta minuti di risate e leggerezza. Numi tutelari, per esempio il Quartetto Cetra e Rodolfo De Angelis, Giorgio Gaber e la follia organizzata dei Monthy Python, il tutto legato dalla sorprendente capacità vocale e interpretativa di un gruppo che fa della professionalità e della precisione scenica la sua linea guida. Biglietti ancora disponibili.

Nella foto:
Gli Oblivion, quintetto di comici-cantanti-musicisti che strizza con ironia l’occhio al cabaret e al café chantant

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