La missione in Abruzzo, sessanta soccorsi. «Impossibile atterrare, interventi col verricello»
Cronaca

La missione in Abruzzo, sessanta soccorsi. «Impossibile atterrare, interventi col verricello»

«Siete degli angeli, stiamo tutti bene e anche i nonni finalmente hanno potuto uscire da casa perché la strada è stata liberata. Vi manderò una foto appena nascerà il mio bambino». Il breve messaggio arrivato sul cellulare di uno dei medici del 118 di Como appena rientrato dall’Abruzzo è una testimonianza concreta dell’importanza del servizio svolto dall’équipe dell’elisoccorso, partita da Villa Guardia il 19 gennaio scorso per partecipare alle operazioni di soccorso alle popolazioni della provincia di Teramo colpite dal terremoto e dalle eccezionali nevicate.
Oltre al messaggio, a far capire quello che sono stati quei pochi giorni lunghi una vita ci pensa l’emozione della voce e degli occhi, identica in tutti i partecipanti alla missione: il comandante e i tecnici dell’elicottero, gli specialisti del soccorso alpino, i medici e gli infermieri del 118. Il loro lavoro, rigorosamente di squadra, ha permesso di portare a termine una dozzina di interventi e di soccorrere una sessantina di persone. «Avremmo voluto fare di più, molto di più», ripetono uno dopo l’altro ripensando agli interventi che sono stati costretti a interrompere «per le condizioni meteo impossibili». «Conosciamo i nostri limiti e fin dove possiamo spingerci – dice il comandante Gianfranco Molina – Abbiamo sempre tentato e ritentato ovunque fosse possibile».
Guardando le immagini di medici e infermieri che procedono tra autentici muri di neve, viene spontaneo pensare che i soccorritori abbiano fatto ben più del «possibile». La mamma autrice del messaggio al medico Simone Zerbi è solo un esempio. «È al settimo mese di gravidanza e ha un figlio di nemmeno due anni – ricorda il medico – Erano isolati in casa, assieme ai nonni e al bisnonno del piccolo. Siamo riusciti a raggiungerli e portarli in ospedale».
Impossibile per l’elicottero atterrare nelle zone colpite. «Tutti gli interventi sono stati fatti utilizzando il verricello – ricorda il comandante – sia per calare il nostro personale sia poi per recuperare i pazienti».
In una frazione isolata, l’équipe di Como ha raggiunto trenta persone che si erano riunite in un casolare. «C’erano anziani e bambini che avevano bisogno di farmaci – ricordano – Non c’era un’emergenza sanitaria ma presto, senza medicine, la situazione sarebbe diventata critica».
Anna Campaniello

24 Gen 2017

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