Archeologia, la missione lariana in Egitto prosegue nonostante la crisi

Grande soddisfazione per la 17ª missione italiana di scavo nell’area del tempio di Amenhotep II in Egitto. I lavori condotti dal Centro di Egittologia “Francesco Ballerini”, fondato nel 1993 dal comasco Angelo Sesana, sono proseguiti con successo. Sono stati indagati gli ultimi contesti funerari individuati, risalenti a periodi sia precedenti che successivi all’epoca del faraone, e ci si è concentrati su un pozzo funerario del Terzo Periodo Intermedio ancora da scavare e su un’imponente tomba del Medio Regno.
«Questa missione – sottolinea Sesana, presidente del sodalizio lariano – è stata molto importante, perché siamo avanzati parecchio dal punto di vista del restauro. Oltre al lavoro archeologico gli egiziani pretendono, infatti, che sia dato spazio al restauro conservativo delle strutture murarie del tempio».
Il progetto di preservazione e ricostruzione è stato condotto anche quest’anno da Elio Negri, vicepresidente del Centro Ballerini, con la duplice finalità di proteggere le strutture rimaste e di permettere di rileggere come doveva essere l’area, mediante l’integrazione degli elementi mancanti. Il tutto, come spiegano gli esperti del Centro, «lasciando leggibile ciò che è stato aggiunto e facendo sì che in futuro, se necessario, sia facile smontare la ricostruzione, grazie all’impiego di tessuto-non tessuto, che isola la parte nuova da quella preesistente. Il lavoro è stato fatto in modo reversibile, in quanto il nostro è un intervento per addetti ai lavori e non per il turista».
Dal punto di vista prettamente archeologico, quest’anno è stato raggiunto il piede della montagna, quindi non ci sono più tombe e lo scavo potrebbe apparire poco interessante. Non è così, però.
«Le scoperte fatte permettono di definire sempre più la storia di frequentazione dell’area – spiega Sesana – e questo ha reso fruttuosa la missione. È sempre emozionante studiare i reperti. Ad esempio ho analizzato un ostrakon con la grafia di uno studente, che stava imparando a scrivere. Ho letto la prima riga, poi i segni diventano strani. Comunque si capisce che sono istruzioni di un padre ad un figlio. I maestri davano da ricopiare questi testi ai loro alunni per l’alto contenuto morale in essi contenuto. Il lavoro è dunque sempre gratificante». Anche se la situazione politica non è facile.
«Tutti giorni al Cairo – spiega l’egittologo comasco – c’è sempre qualche piccolo inghippo, c’è da sperare che la situazione non peggiori. Il turismo ne ha risentito. La Valle dei Re a Natale era desolante. Nessuna zona può considerarsi sicura. Dal punto di vista archeologico, però, i nostri rapporti con il Cairo sono buoni, anche se ci viene chiesto sempre di più. Quest’anno, ad esempio, qualunque reperto rinvenuto doveva essere portato nei magazzini ufficiali. Ciò significa che occorreva poi più tempo per ottenere dagli ispettori il permesso di studiare i materiali custoditi al loro interno».
Nonostante le difficoltà, le missioni proseguiranno e gli archeologi comaschi si preparano per la 18ª campagna di scavo. E presto Como sarà animata dalla settimana egizia.
Cristina Fontana

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