La mitica Transiberiana ha radici intelvesi. Flaminio Pagani fra i progettisti

Foto dal volume di Enzo Pifferi sui cento anni della Transiberiana

L’epopea di una grande e storica infrastruttura, che ebbe anche maestranze intelvesi sul cantiere, viene rievocata in riva al Lario.
L’idea di una strada ferrata transiberiana, già da tempo sognata delle autorità e dal popolo russo, divenne realtà con il progetto approvato nel 1891.
Il 31 marzo di quell’anno, Nicola II, futuro Zar di tutte le Russie, trasportò, con atto simbolico, una carriola di sabbia proprio nei pressi di Vladivostok: diede così il via ufficiale ai lavori della Transiberiana, affidando a un gruppo di esperti russi l’imponente infrastruttura.
E nel gruppo venne chiamato anche un ingegnere comasco, Flaminio Pagani, originario della Valle d’Intelvi. A Cerano esiste ancora la casa dove ha abitato. «A lui – si legge in un libro edito da Enzo Pifferi – fu affidato il tratto più difficoltoso del lago Baikal, enormi sbancamenti a forza di braccia, poiché aveva già diretto la costruzione di molte ferrovie asiatiche»,
Pifferi in coda al volume fotografico non manca di rievocare, anche con frammenti del suo diario di viaggio in un Paese «ostile e impenetrabile», la sua esperienza di fotoreporter nel paese dei Soviet nel 1974-1975, esperienza unica che diede vita al suo volume di grande successo Transiberiana proibita poi edito anche in Germania e in Francia: le difficoltà a ottenere i visti, il gelo (i ben -65° patiti a Irkutsk) che imponeva particolari accorgimenti (la manica di una pelliccia) per poter scattare foto su pellicola in condizioni tanto gravose.

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