Milano progetta la città del futuro a misura Covid-19.Largo spazio, ad esempio, a piste ciclabili e, con il documento “Milano 2020 Strategie di adattamento”, si punta a riorganizzare gli spazi. E a Como? «Purtroppo mentre altrove saranno favoriti gli spostamenti a piedi, in bici o con la nuova mobilità leggera e saranno sostenute le aree destinate al commercio, le attività ricreative, culturali e sportive, senza comprimere gli spazi sociali nell’ipotesi di un ragionevole distanziamento fisico, a Como il tema è all’orizzonte, ma le politiche di questi ultimi tre anni hanno condotto in direzione opposta a quella che sarebbe stata necessaria», scrive in un lungo post su Facebook il consigliere comunale ed ex assessore Bruno Magatti (Civitas). «La maggioranza, infatti, con argomentazioni pretestuose ha paralizzato la realizzazione di una pista ciclabile che l’amministrazione precedente aveva progettato, con finanziamento regionale» dice Magatti e tutto ciò con alle porte un lungo periodo in cui si dovrà «convivere con la paura prima ancora che col virus. I mezzi di trasporto sono, fin d’ora, una criticità. Contingentare il numero dei passeggeri e aumentare le corse non sarà sufficiente a contenere il ricorso al mezzo privato con effetti su traffico, inquinamento. Non c’è tempo da perdere». Il riferimento è al progetto della pista ciclabile di Como, ossia la cosiddetta “dorsale urbana Via dei Pellegrini” che però dallo scorso novembre ha subìto uno stop. Si tratta di un maxi piano pagato da Regione Lombardia che gestisce un finanziamento europeo, per 2 milioni e 714mila euro. Piano che comprende 5 lotti e che aveva incontrato una serie di criticità emerse dopo la conferenza dei servizi e la verifica effettuata da Palazzo Lombardia. Tutto ciò ha spostato la chiusura dell’operazione al 2021. Nuovo cronoprogramma che però era stato predisposto ben prima dell’esplosione dell’emergenza Coronavirus.«Quest’opera realizzerebbe, finalmente, un collegamento ciclabile tra la sponda occidentale del lago e i quartieri che si volgono verso Milano e il Canturino, con la drastica riduzione della pendenza grazie a un tracciato che attraversa la Valmulini, lambendo l’autosilo famigerato. Le tante persone (lavoratori e studenti) che attendono un percorso protetto per biciclette o mezzi alternativi si mettano il cuore in pace. Intanto ripassiamo la lezione appresa nelle settimane passate quando, nel momento dell’urgenza, ci si è trovati sguarniti dell’essenziale, ovvero senza presidi di protezione e con una medicina del territorio ridotta ai minimi termini», conclude Magatti.
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