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La morte di Gaetano Banfi. Contraddizioni e versioni cambiate: gli elementi che incastrano il 31enne

Alla fine, a pesare sull’iscrizione del 31enne (di Cassina Rizzardi) sul registro degli indagati accusato di avere investito e ucciso, all’alba del 20 ottobre, Gaetano Banfi, sono state le incongruenze e le contraddizioni. Versioni diverse tra quello che il sospettato dichiarò alle volanti nell’imminenza dei fatti, e quanto riferì poi alla Mobile in fase di indagine. Molti i punti sottolineati dagli inquirenti. Torniamo a quella mattina. Sono le 5.30 quando Gaetano viene investito e ucciso nella bretella (buia e stretta) tra via Paoli e via Clemente XIII (nella foto). Il sospettato, che fu anche l’uomo che chiamò i soccorsi, alle volanti disse di aver percorso il tratto incriminato, di avere acceso gli abbaglianti e di aver visto il corpo del ragazzo. Le indagini, però, hanno smentito queste parole. Il 31enne passò in quel punto non una sola volta, ma ben tre tra le 5.30 e le 5.44, e soprattutto i soccorsi li chiamò al terzo passaggio, ovvero alle 5.44 e non alle 5.30. Molti minuti dopo l’accaduto. Perché?Tra l’altro, nei giorni successivi, risentito dalla polizia, il 31nne non ricordò mai di essere passato più volte da quel punto, ma solo di aver sbagliato a indicare l’ora della chiamata al 118 perché quella segnata sul cruscotto dell’auto era errata. La versione, secondo gli inquirenti, cambierà in seguito, ammettendo i tre passaggi solo quando i giornali iniziarono a pubblicare notizie su una macchina che era stata vista transitare più volte dal punto dell’incidente. Altra incongruenza: in un primo momento il sospettato disse di aver visto subito che si trattava di un corpo disteso a terra. Nelle versioni successive, invece, riferì di aver pensato prima a un sacco dell’immondizia, poi a un grosso animale e solo al terzo passaggio di essersi accorto che era un uomo. Ulteriore dato che non torna: il 31enne disse di essere, quella notte, di ritorno dal lavoro. Poi corresse la versione dicendo di essere stato in un pub a Lugano. Il sospetto degli inquirenti è che possa aver temuto, in un primo momento, in un test sull’alcol nel sangue. Le indagini della Mobile hanno permesso di appurare un altro elemento: Gaetano non girovagava, quella notte. Semplicemente, non aveva portato con sé le chiavi e, per non svegliare la madre che dormiva, aveva deciso di allungare il proprio percorso. Facendosi lasciare dalle amiche in piazza Camerlata, ben distante da via Spartaco. Poi proseguendo in via Paoli, in via Clemente XIII, per arrivare alla rotonda dell’inceneritore e tornare indietro. Erano le 5.30 della mattina. Il destino in quel momento aveva già deciso per lui.

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