La morte di Pinto, i ricordi: «L’automobilismo perde un grande personaggio»

Raffaele Pinto-foto Carlo Cavicchi

Raffaele Pinto da anni viveva all’Elba, dove aveva un cantiere nautico. La sua scomparsa all’ospedale di Cecina; al nosocomio era stato portato l’altra sera in elicottero, dopo che le sue condizioni si erano aggravate. «L’isola toscana era il suo riferimento, al pari della Valle Intelvi – ricorda l’amico Alberto Casati, valido pilota degli anni ’70 – Ci siamo sentiti pochi giorni fa. Mi aveva appena spedito il libro che raccontava la sua storia e lo avevo ringraziato. Era tranquillo e abbiamo parlato un po’ come spesso capitava».
«Pinto era rimasto legato a noi piloti comaschi – aggiunge Casati – Ci si trovava a Natale per una cena in Valle Intelvi, quando tornava nella sua terra di origine. Negli anni ’80, “Lele” gestiva una pista sul ghiaccio al Sestriere, ci aveva invitato a girare. Tra l’altro in quel contesto aveva anche caricato con sé in auto Gianni Agnelli, come amava ricordare, per un giro decisamente adrenalinico».
Anche Miki Biasion, due volte campione del mondo rally, ha scritto un commosso messaggio per ricordare l’uomo che sviluppò la sua vettura, la Lancia Delta, che lo portò a vincere il titolo iridato.
«Addio Lele – ha scritto Biasion – Grande Campione e grande Uomo. Grazie per aver contribuito in modo determinante ai successi miei e della Lancia, sarai sempre nel mio cuore».
Pinto era anche socio onorario della Scuderia del Lario, con cui aveva corso agli inizi della sua carriera. «Lo sport automobilistico perde un grande personaggio – sostiene il presidente Roberto Ambrosoli – Il suo curriculum agonistico parla per lui; fu un pilota ai massimi livelli mondiali. Ma di Pinto voglio ricordare anche la grande capacità nello sviluppo delle vetture. Era uno tra i migliori collaudatori in un periodo in cui i rally, peraltro, venivano utilizzati dalle case per testare le soluzioni per le vetture di tutti i giorni».

Nella foto, Raffaele Pinto in azione con la Fiat 124 Abarth al Rally del Portogallo del 1974, corsa valida per il Mondiale vinta dal pilota comasco.
Immagine di Carlo Cavicchi dal libro “Dalle berlinette ai mostri”, pubblicato negli anni ’80 dalla rivista Autosprint

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.