Cronaca

La nuova verità di Dritan sull’omicidio di Mannina

alt Il delitto di Mozzate
Il cuoco albanese ha chiesto di parlare con i magistrati della Procura di Rimini
(a.cam.) Ore convulse, almeno a livello giudiziario, per le persone coinvolte nell’inchiesta sugli omicidi di Lidia Nusdorfi, il primo marzo scorso a Mozzate, e di Silvio Mannina, il giorno precedente a Rimini. Lunedì prossimo scadranno i termini di custodia per Monica Sanchi, in carcere con l’accusa di concorso nell’omicidio di Lidia. Nel frattempo, dopo il passaggio dell’inchiesta dalla Procura di Como a quella romagnola, sono attesi nuovi atti formali per la prosecuzione dell’indagine.

Nelle scorse ore, il principale imputato, il pasticciere albanese Dritan Demiraj, reo confesso di entrambi gli omicidi, ha chiesto di poter essere ascoltato nuovamente dagli investigatori. 

 

Il 29enne e l’attuale fidanzata Monica Sanchi hanno fornito due differenti versioni del delitto di Mannina. Demiraj, che nella prima confessione ha ammesso di aver strangolato Silvio nella cava dismessa di Rimini (dove è stato ritrovato il corpo) sarebbe ora pronto ad ammettere un’altra verità, peraltro già ipotizzata dagli investigatori. Mannina sarebbe stato ucciso a Rimini, in casa di Dritan, dove era stato condotto da Monica Sanchi con la falsa promessa di una notte di passione.
In quella casa, l’albanese avrebbe chiesto a Silvio di contattare per lui Lidia Nusdorfi. Al rifiuto, il ragazzo sarebbe stato tramortito con un pugno e poi costretto con la forza a comporre il numero della donna, ex convivente proprio di Demiraj. L’albanese poi avrebbe strangolato Mannina con un cavo elettrico. Con l’aiuto di Monica avrebbe quindi avvolto il cadavere in un lenzuolo per portarlo nella cava dove è stato ritrovato.
Le versioni di Dritan Demiraj e di Monica Sanchi sono divergenti anche sul possibile coinvolgimento di una terza persona, forse uno zio dell’albanese che risulterebbe indagato a piede libero, dalla Procura di Rimini, nell’ambito dell’inchiesta. Con la nuova confessione, il 29enne albanese potrebbe probabilmente provare a scagionare in qualche modo il familiare, escludendo un suo ruolo nel delitto. «Dritan ha chiesto di poter parlare per fare davvero chiarezza sul delitto e sgombrare il campo dai dubbi ancora rimasti», ha confermato il suo avvocato, Massimiliano Orrù.
Sul fronte dell’inchiesta, intanto si attendono come detto nuovi provvedimenti. Il 14 maggio scorso, il sostituto procuratore di Como Simone Pizzotti, che coordinava l’indagine sull’omicidio di Mozzate, ha dichiarato l’incompetenza territoriale.
Un passaggio legato al fatto che gli omicidi di Lidia Nusdorfi e di Silvio Mannina sono avvenuti in continuità e che il primo, in ordine di tempo, è quello avvenuto in Romagna.
Il fascicolo è passato a Rimini, e proprio da qui si attendono ulteriori atti formali, anche per unificare le procedure. Al momento, peraltro, per il delitto di Mannina non è stato emesso alcun provvedimento di custodia cautelare in carcere.
Intanto, la famiglia di Silvio Mannina attende ancora di poter riavere il corpo del ragazzo per il funerale e la sepoltura.
La sorella del giovane, Simona, la prima a portare l’attenzione sulla scomparsa del fratello e sul collegamento con la morte di Lidia Nusdorfi, ha chiesto di poter essere sentita dagli inquirenti che indagano sui due delitti.
La donna dovrebbe essere ascoltata il 10 giugno prossimo a Rimini.

Nella foto:
Lidia Nusdorfi
31 maggio 2014

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