«A Ossuccio non ci fu alcun abuso edilizio»

alt Il tribunale chiama in causa l’amministrazione che concesse «fin dall’inizio il titolo autorizzatorio» senza «censurare» mai nulla
Il giudice ha assolto i tre imputati finiti a processo per i lavori in località Spurano
(m.pv.) «Certamente il problema della “cementificazione” del territorio, specialmente in zone delicate e sottoposte a vincolo come il Lago di Como, è un fatto serio e dalle molteplici ricadute.

Nel caso di specie tuttavia, ho ritenuto di non poter sindacare le scelte delle amministrazioni competenti nella materia delle adozioni dei piani generali di governo del territorio e delle valutazioni relative all’ambito paesaggistico». Con questa conclusione, che chiama al centro dell’attenzione il comune di Ossuccio e le decisioni prese in passato, il giudice monocratico di Como, Carlo Cecchetti, ha assolto tutti gli imputati finiti a processo per il presunto abuso edilizio andato in scena in uno degli angoli più belli del Lario. Una costruzione con nove unità abitative in località Spurano (sotto sequestro dal febbraio 2011 fino a ottobre 2013) e che era stata bollata dal pm come frutto di «autorizzazioni illegittime», chiamando dunque in causa il consiglio comunale e la giunta, che tuttavia non sono mai stati indagati.

I tre finiti a processo sono stati infatti l’amministratore unico della società committente delle opere, un 65enne residente nel Novarese, l’amministratore unico della società esecutrice dei lavori (un 46enne nato a Traona) e il direttore dei lavori, un 62enne residente a Como.
Per loro il pm aveva chiesto pene che andavano dai 2 ai 2 anni e mezzo con un risarcimento danni complessivo quantificato in 300mila euro e la confisca dell’immobile a favore dello Stato. In subordine l’accusa, nel caso non dovessero essere riconosciute le costruzioni come «abusive», aveva chiesto condanne da un anno a un anno e mezzo, un risarcimento danni totale da 150mila euro e la sistemazione del fabbricato.
Invece, come detto, il giudice ha deciso per l’assoluzione «perché il fatto non costituisce reato».
In sostanza, accogliendo le richieste degli avvocati della difesa Ruggero Tumbiolo, Davide Brambilla, Francesco Tagliabue e Marco Franzini, il giudice ha respinto punto per punto tutte le contestazioni del pm, chiamando in causa (sui presunti permessi mancanti per costruire in una zona soggetta a vincolo) proprio l’amministrazione che aveva concesso «fin dall’inizio il titolo autorizzatorio». Del resto l’autorità amministrativa «nell’ambito del suo legittimo potere discrezionale», non ha mai ritenuto di «dover censurare» nulla. E anche le differenze volumetriche, scrive il giudice, «discendono esclusivamente da diversi criteri di calcolo» come sottotetti «non abitabili» e ritenuti tali, eccetera. Sulle distanze, infine, «la contestazione appare eccessivamente formale» in quanto si tratterebbe di «tre centimetri, problema imputabile più all’esecutore materiale che non al committente o al direttore dei lavori». Quindi, alla fine, tutti assolti. «Eppure il danno che hanno subito i nostri assistiti è stato enorme – dicono gli avvocati – Il complesso aveva un valore di milioni di euro ed è stato sequestrato per tre anni, con appartamenti già venduti per cui era stata data la caparra che è stata restituita».

Nella foto:
L’area nel paese di Ossuccio che era stata sequestrata in quanto sospettata di una lunga serie di abusi edilizi

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