La partita del Como paralizza la città, impossibile muoversi in automobile

Divieto d’accesso a Como. Il pomeriggio di domenica, da qualunque direzione si cercasse di entrare in città, si è trasformato in un vero percorso a ostacoli. Code di auto incolonnate fin da Cernobbio. Un’ora per coprire pochi chilometri per chi arrivava da Erba. Cittadini e visitatori che avevano deciso di godersi la splendida giornata di sole in riva al lago sono rimasti imprigionati. Chi dentro le proprie vetture, chi nei mezzi pubblici. Tutto a causa di una partita di calcio. Si trattava, è vero, di un match inserito nella lista di quelli considerati a “rischio” visto che sul campo si affrontavano Como e Lecco, ma è altrettanto vero che per 90 minuti di calcio, la viabilità è andata in tilt e la città si è bloccata.

E, fatto ancora più grave, la stazione di Como San Giovanni è diventata terra di nessuno per più di 7 ore a partire da ben prima dell’inizio della partita e fino a tarda sera. Nessun mezzo pubblico sul piazzale e divieto ai tassisti di raggiungere lo scalo. Con viaggiatori costretti a raggiungere la stazione a piedi e tassisti costretti a rifiutare chiamate in arrivo proprio da San Giovanni. Una città paralizzata dunque. E chi questa realtà paradossale l’ha vissuta in prima persona, documentandola con numerose foto, è Paolo Martinelli, consigliere comunale della lista Rapinese sindaco. Il primo sfogo su Facebook, dove verso le 17 scriveva: «Nessun agente della polizia locale, nessuna indicazione sui pannelli a messaggio variabile per chi entra a Como, ma solo una coda fissa». E subito dopo Martinelli ha deciso di salire sul suo scooter e capire cosa stava accadendo.

«Ovviamente è giusto che la Questura metta in essere quanto necessario per la sicurezza – aggiunge Martinelli – Ma forse sarebbe conveniente proporzionare le misure alla reale situazione che si viene a generare. Ieri, sebbene la rivalità con il Lecco sia di vecchia data, sembrava di essere in una città in assetto di guerra». Diverse in effetti le segnalazioni arrivate anche in redazione per disagi al traffico e per la reale impossibilità negli spostamenti. Ma ciò che più ha colpito è stato l’isolamento della stazione di San Giovanni. «Capisco limitare l’accesso al piazzale nei minuti precedenti l’arrivo dei tifosi e per il periodo necessario alla loro ripartenza dopo il fischio conclusivo. Ma qui si è andati oltre. Tutto era congelato da ben prima dell’inizio del match, poi anche durante e dopo. Le foto lo dimostrano. Sembrava di essere in una città fantasma».

Una realtà incredibile che così viene commentata da Donatello Ghezzo, comandante della polizia locale di Como. «Ho conoscenza di quanto accaduto ma ribadisco, come già accaduto in passato, si tratta di disposizioni chiare che arrivano dalla Questura e che noi mettiamo in essere. E proprio in vista del match con il Lecco, ritenuto problematico, sono state predisposte misure più stringenti per gli spostamenti dei tifosi lungo i collegamenti tra lo stadio e la stazione», dice Ghezzo, che replica anche alla mancanza di messaggi sulla situazione viabilistica sui pannelli a messaggio variabile presenti in ingresso a Como. «Anche in questo caso il via libera per specificare sui pannelli cosa accade e come magari comportarsi deve arrivare dal funzionario della Questura in servizio. Noi non possiamo farlo in autonomia», chiude Ghezzo.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.